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GDR Il viaggio di Fianna - Parte IV

Last Century

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Fianna annuì. «Credetemi il concetto di morale è arduo anche per noi, come immagino vi rendiate ben conto dal nostro passato. La filosofia morale poi, lasciamelo dire, toglie più di quel che da, spesso e volentieri.» rise. «Ma comunque sì, se ad Ariel fa piacere che io assista alla sua prova, non ho assolutamente desiderio di perdermela. Sarà anche un modo particolare per me d'interfacciarmi meglio con la vostra cultura e società... spero solo che qualcuna di voi possa prestarmi le sue ali, dubito di poter seguire duelli aerei con le mi due piccole gambette.» si strinse nelle spalle, ridendo e guardando Ariel come a chiederle il benestare per quella richiesta.
«Ariel ha sempre sostenuto di essere le mie ali, nevvero? Ma, per questa volta, dovrò chiedere aiuto a qualcun'altra delle sue sorelle alate.»
 

Silen

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"Sono io le tue ali!" confermò Ariel battendosi un colpetto sul petto con la destra "Ma questa volta dovrai farne a meno" la giovane alata si accigliò "tu però sei la mia ein'keth. Quando le altre Sorelle lo sapranno, non dovrebbe essere troppo difficile trovarne una disposta a portarti con sè." a dispetto delle parole ottimistiche il tono di Ariel era poco convinto e il suo cipiglio non si era affatto spianato. Evidentemente non le piaceva l'idea che Fianna "volasse" con un'altra Arpia o forse era l'idea di affidarla a qualcuna che non conosceva a renderla inquieta.
"Posso farlo io" intervenne Garnet squadrando Fianna con aria schiettamente speculativa come se stesse cercando di fare una stima di peso ed ingombro della principessa "Avevo comunque intenzione di assistere alla tua prima Caccia, Ariel e non mi dispiace avere un pò di zavorra" proseguì in tono scherzoso "Nel caso peggiore, posso usare la magia per essere più forte. O per rendere Fianna più leggera. Sono piccoli trucchi che anche i maghi da quattro soldi sanno fare"
"Allora è deciso!" disse Ariel in tono entusiasta "Zia Garnet, la affido a te." la giovane alata protese la destra a raggiungere una delle mani dell'albina e la strinse mentre sfoggiava un sorriso entusiasta "Vedrete, sarete entrambe fiere di me. Io sono una Cacciatrice, io sono forte".
"Io....io non ne dubito, Ariel." a quanto sembrava nel breve volgere di una giornata la giovane Arpia aveva sfondato completamente tutte le difese dell'albina con la sua esuberante vitalità. Di certo Garnet era evidentemente turbata dalla fiducia e dall'affetto con cui Ariel aveva ricambiato la sua gentilezza e che Garnet non si era aspettata di ricevere. Se anche le considerava un tantino eccessive, l'abina non lo dava a vedere
"Ma perchè mi chiami...zia?"
"Come, non lo sai? E' il modo in cui i Senzali descrivono le persone che non sono legate per il Sangue e la Carne ma a cui vogliono bene" e Ariel passò a descrivere con dovizia di particolari i vari pronomi e il loro uso, come le erano stati spiegati a suo tempo da Aneirin in un uggioso pomeriggio invernale.

"Ma mi conosci da un solo giorno...potrei essere diversa da quello che credi. Potrei avere finto per tutto il tempo in modo da ingannarti"
"Non credo proprio" disse la giovane scuotendo il capo "Sono stata bene attenta a quello che dicevi e a come lo dicevi. Tu sei come lei" accennò col capo a Fianna "Sei buona e gentile e ti preoccupi per le altre. E poi, cosa ti fa pensare di potermi ingannare?" concluse con aria di sfida strappando all'albina una risata.

"Sei davvero sicura di te vero? Hai appreso dai Senzali ad essere così insolente?" rispose Garnet ma lo disse ridendo.
"Mettimi alla prova!" ribattè Ariell in tono giocoso.
 

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La principessa guardò incuriosita lo scambio di battute delle due arpie per qualche secondo. Trovava affascinante quel genere di rapporto, dopotutto seppur simile a quello del resto degli abitanti di Ea non riusciva a considerarle pienamente uguali ed il loro agire la sorprendeva sempre. Anche quello di Ariel, tutto sommato, per quanto plasmato dalla vita ad Ainatur, era un atteggiamento molto diverso da quello consono che si sarebbe aspettata da una qualsiasi altra giovinetta. Non le dispiaceva, tuttavia, che le cose fossero andate a quella maniera.
«Senza armatura non dovrei essere così ingombrante.» commentò divertita. «E sono certa che la tua caccia andrà meravigliosamente, Ariel. Ma non infastidire troppo Garnet, suvvia, a volte le persone non amano essere giudicate, seppure anche positivamente, così di primo acchito!» continuò poi parlando con la figlioccia.
«Anche se, ad onor del vero, devo dire che anche io nutro una certa simpatia per i tuoi modi di fare, Garnet. Quindi non stento a credere che la piccola abbia fatto quel ragionamento. Diciamo che capisco il concetto che vuoi insegnarle, e lo apprezzo, ma non fidarsi di te è abbastanza difficile, almeno per quelli come noi.» sorrise all'albina.
«Ma se pensi di poterle insegnare qualcosa prego, prova a gabbare Ariel. A me non è mai riuscito.»
 

Silen

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"Farò quello che posso" disse Garnet con uno dei suoi pallidi sorrisi "ora però credo che sarebbe meglio rientrare." in effetti, la giornata era fuggita via e già il sole del meriggio si avviava rapidamente verso il tramonto. Fianna pensò che era incredibile come quella giornata fosse passata in un lampo dall'udienza mattutina con Silene fino alla esplorazione della città in compagnia di Garnet. La principessa venne presto richiamata alla situazione corrente da un verso strozzato proveniente da Ariel.
"Il mio vestito....oh, kharsz nakhrai!" imprecò violentemente la giovane alata, guardando poi di sottecchi Garnet e Fianna come se si aspettasse un rimprovero per il suo linguaggio; Garnet in effetti si era accigliata e Ariel proseguì in fretta, nel tentativo fin troppo evidente di distrarre la maga ed evitare i rimbrotti "Non me ne ero accorta...il mio vestito è rovinato. Oh, accidenti, guarda come sono conciata..." in effetti le zuffe a cui aveva partecipato con tanto entusiasmo non erano rimaste senza conseguenze: gli abiti di Ariel erano pieni di strappi e lacerazioni e in effetti la stessa Ariel portava almeno una mezza dozzina di graffi di cui però sembrava non essersi accorta, a differenza degli strappi negli abiti. E poi era alquanto arruffata e anche un pò sporca.
"Per gli abiti non posso fare molto ma al resto si può rimediare. Un piano della torre è diviso in varie stanze da bagno dove potrai rimetterti in forma." intervenne la maga.
La rivelazione suscitò un grido di entusiasmo da parte della giovane "Ma avete proprio tutto in questi nidi!" esclamò Ariel entusiasta e subito spronò sia Garnet che Fianna non lasciando loro tregua finchè non furono tornate alla Grande Torre. Qui Garnet le guidò al piano a cui aveva accennato in precedenza, un vasto ambiente con pareti e pavimento piastrellate con pietra candida e una serie di ampi cubicoli, vere e proprie stanze in effetti, lungo tutto il perimetro delle pareti. Al centro della sala una serie di attendenti lavorava per prelevare e scaldare l'acqua necessaria alle abluzioni. Come nel refettorio un attendente raccolse la richiesta di un bagno per Ariel e si occupò dei preparativi. Impaziente Ariel si spostò da un piede all'altro per tutto il tempo necessario e infine quanto tutto fu pronto non si trattenne più: scandalizzando tutti gli attendenti Ariel si tolse la tunica dal collo, scalciò via con violenza i pantaloncini e si lanciò nella stanza preparata per lei da dove poi provennero gli inconfondibili rumori di qualcuno che si tuffa in una vasca, seguito da grida entusiaste e sciacquettii vari.
"Giovane insolente" ripetè Garnet ridendo "Bene Ambrielle Fianna Eressel Elensil" disse pronunciando per esteso il nome di Fianna "qui noi ci separiamo. Devo ammettere che il nostro incontro è andato molto diversamente da come mi aspettavo." Garnet sorrise nuovamente "e la cosa non mi dispiace affatto. Era molto tempo che non passavo una giornata piacevole come questa. Ci vedremo senz'altro il giorno della Prima Caccia, ma sarei felice di poter incontrare ancora te e la giovane Ariel, se lo vorrete. Nel frattempo ti auguro buon riposo."
 
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«Suvvia è un vestito.» disse Fianna. «Non c'è bisogno di prendersela, ne faremo fare un altro.» rise appena.
«E sì dovresti decisamente darti una ripulita dopo tutte quelle baruffe, non vorrai mica che vedano una principessa andare in giro tutta zozza e sgraziata?» chiaramente stava facendo un pochino la giocosa, non troppo seria, continuando a guardare la giovinetta e trattenendo a stento una grassa risata.
Dopo la rivelazione, nemmeno tanto inaspettata visti i numerosi servizi, sulla presenza di bagni all'interno della grande torre, accompagnò le alate. Invero le sovvenne che persino nel Minnonar sarebbe stato opportuno creare sorgenti termali di quel tipo, specialmente ad Ainatur, e mentre andava perdendosi nell'ammirare le strutture e l'idraulica di quel luogo la figlioccia si svestì correndo a tuffarsi tra lo sgomento di attendenti e fruitori.
«Ariel! Ossignore...» si portò una mano davanti alla faccia. «Immagino di non poterla andare a ripescare con un lazo.» borbottò a Garnet.
«Grazie di tutto, comunque.» continuò poi rivolgendosi all'albina. «Ho visto tanto della città e non solo. E' stato piacevole fare qualcosa di diverso e sì, sentiti pure libera di venire a trovarci quando vuoi. Anche ad Ainatur, se ti senti in vena. Più avanti nel tempo mi piacerebbe, come ti ho detto, ricambiare un minimo il favore e portarti a spasso per le vie cittadine. Ho grandi progetti per la città, grandi assai.» sorrise.
«
Ma credo che prima di ogni altra cosa mi aspetti una sessione di asciugatura di piume con mia figlia.» sospirò, fintamente intristita, per poi sorrider nuovamente.
«Buon riposo anche a te, Garnet.» la salutò.

A quel punto si mise ad attendere, con pazienza, che Ariel finisse di fare l'ibrido arpia-sirena nelle sale da bagno, preparandosi psicologicamente ad aiutarla con una lenta e metodica asciugatura delle piume. Non era, in realtà, così stressante come attività, la faceva sentire un pochino più genitore di quanto non fosse in realtà. Ancora pensava, seduta in quella grande torre nel cuore dell'Impero, cosa avrebbero pensato Ailas, Carnil e tutti gli altri di quella sua - forse avventata - scelta di adottare Ariel. Magari l'avrebbero accettato come un dato di fatto, una cosa che "era sempre stata" ma che non aveva nulla di ufficiale. Si convinse che era l'unica cosa sensata che avrebbero mai potuto fare. Non voleva immaginarsi un paese ancora così indietro da non accettare una simile cosa, tanto che Ariel era nata e cresciuta nel Minnonar e, probabilmente, sapeva parlare l'elfico meglio di qualsiasi non elfo sulla faccia del vecchio e nuovo mondo. Sì, sarebbe andato tutto bene.
 

Silen

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Ariel sguazzò per un bel pezzo: se Fianna stava interpretando bene i rumori e le risate che giungevano dalla vasca, la giovane Alata stava schizzando acqua un pò dappertutto trasformando l'abluzione in una specie di gioco. Del resto per quanto fisicamente e mentalmente adulta, la sua figlioccia aveva pur sempre poco più di dieci anni ed era dotata di una esuberanza che in certi momenti diventava persino sopraffacente.
Nel frattempo i solerti attendenti avevano già portato alla principessa eldar un paio di ampi asciugamani e dei vestiti puliti, secondo la moda di Kyrne Lamiya. Dall'aria di tranquilla efficienza che emanavano quegli uomini era evidente che essere un Attendente della Grande Torre significava doversi occupare un pò di tutto quanto concerneva il benessere delle inquiline e tuttavia Ariel sembrava sbilanciare un pò anche loro con quei comportamenti sopra le righe; la tipica Arpia probabilmente era più posata e molto meno giocosa mentre Ariel sembrava in piena fase "Il mondo è il mio parco giochi" o qualcosa del genere.
Quando infine la giovane emerse dalla vasca, grondando acqua e autocompiacimento, Fianna le andò immediatamente incontro con un asciugamano prima che Ariel potesse nuovamente dare scandalo, magari aggravando ulteriormente la situazione con qualche frase del tipo "Beh, che avete da guardare? Mai visto un bel paio di ali?". A giudicare dallo scintillio che le vedeva negli occhi la figlioccia in quel momento sarebbe stata capace di dire questo e altro.
"Come quando ero piccola" commentò infine quando la madre adottiva si accinse ad aiutarla ad asciugarsi. Le penne di Ariel erano impermeabili quanto quelle di qualsiasi altro volatile ma il resto del corpo non lo era e comunque anche le ali scintillavano di centinaia di piccole gocce d'acqua che sarebbe stato bene eliminare. Una volta asciutta e vestita Ariel spiegò le ali e le scrollò vigorosamente come a volersi liberare delle ultime particelle di liquido "Va molto meglio, adesso. Grazie!" disse alla principessa appoggiandole la fronte sulla sua in un rapido tocco affettuoso, poi battè le mani come se le venisse venuto in mente un pensiero nuovo.
"Ricordi quello strano attrezzo che mi ha regalato il mercante sulla piazza? Quell'affare con tutti i dentini diversi per strigliare le piume? Ti andrebbe di rassettarmi il dorso e le ali? In cambio ti pettinerò i capelli" propose in tono allegro.
 

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«Ah, certo! Dovrei averlo messo da qualche parte...» rispose la principessa, frugando nella bisaccia per cercare quel piccolo oggetto. Dopo aver trovato lo estrasse e lo guardò attentamente, cercando di capire come usarlo nella maniera più consona; dopo qualche secondi di ponderazione si avvicinò alle ali della figlioccia per carezzarle con la mano, facendo piccole prove con l'utensile in modo da constatarne l'innocuità.
«Dovrebbe aiutare a districare e allineare le piume, dacché ho capito.» spiegò. «Tu dimmi se la cosa è piacevole o ti fa male, non è che io sia troppo avvezza a questo genere di cose!» rise, continuando dolcemente a spazzolarle le ali.
«E comunque, Ariel, dovresti stare attenta... andarsene in giro come appena uscita dall'uovo potrebbe suscitare qualche, come dire, ritrosia negli altri.» aveva un sorrisino furbo sul viso mentre parlava, ma l'intento della conversazione verteva comunque sul serioso. «Ora sei una principessa, ricordalo, devi sempre mostrare un minimo di portamento! O quantomeno non lanciare via i vestiti, capisci?» rise di nuovo. In quel momento non aveva che pochi pensieri per la testa, non la guerra, non tutto il peso delle responsabilità del suo ruolo principesco.

«Ariel posso farti una domanda? Cosa ne pensi davvero dell'Impero?» chiese. «Intendo, dopo aver sentito Francesca e Garnet, dopo aver saputo come fa materialmente Silene. Cosa ne pensi dello strano intreccio che vede da una parte l'una che sfrutta l'altra e dall'altra una specie di collaborazione di comodo? Non dico a livello morale o politico, su quello ho rinunciato io stessa a metter bocca, dico quello che ti fa pensare questa cosa. Quali campanelli ti fa suonare, se sei d'accordo, se non sei d'accordo.» le sorrise. «Sai quanto importante per me siano le tue opinioni in tal senso.»
 

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Mentre Fianna cercava lo strigile Ariel aveva raccattato uno sgabello inutilizzato e si era seduta di spalle rispetto alla principessa in modo da darle modo di operare con tutta comodità.
"Mi fai il solletico!" rispose ridacchiando "Aspetta, forse....ecco prova adesso" disse dopo aver disteso l'ala destra "Molto meglio! Quel coso è davvero una bella invenzione, non riesco mai ad arrivare a grattarmi dietro la schiena...si proprio alla base dell'ala! "
Quando Fianna toccò l'argomento pudore e ritrosia la giovane reagì con un certo stupore, tanto da voltarsi nel bel mezzo delle operazioni di strigliatura delle pime facendo quasi perdere l'equilibrio alla sua neo-madre adottiva "Davvero? E perchè?" domandò con sincera meraviglia "Tu e zia Aneirin non vi siete mai comportate così. Ho qualcosa che non va?" con un gesto che tradiva in effetti quanto Ariel fosse ancora piuttosto ingenua ed inesperta in quanto a relazioni umane l'Alata allargò il collo della tunica che indossava con entrambe le mani e cacciò dentro il capo per esaminarsi meglio.
Chiarito che fu il piccolo equivoco, la domanda successiva
fece comparire una espressione meditabonda sul volto della giovane alata.
"Francesca Findabair è interessata a come viene governato l'Impero. A Silene non interessa. " Ariel si accigliò "No, non è veramente così. A Silene interessa che le cose vadano avanti senza problemi mentre lei si concentra su ciò che le stà veramente a cuore. Se Francesca Findabair e le altre ein'kethi con la loro politica mantengono soddisfatti i Senzali, a lei non importa veramente il come. Quel che Silene desidera è guidare le Sorelle, tenerle avvinte a sè, diventare sempre più forte. I Senzali sono il mezzo con cui persegue i suoi fini." Ariel ci pensò sopra qualche istante poi aggiunse "Credo che ognuna delle due pensi di avere in mano la parte più importante del governo dello stato e ritenga che l'altra sia una stupida." concluse con una scrollata di spalle. Dopo un attimo di silenzio, Ariel rirpese a parlare, con un tono di voce più basso "Questa mattina all'udienza...le Sorelle guardavano tutte verso Silene. È stato così per tutto il tempo. Le occhiate che davano a me e a te erano rapide, distratte. La cosa importante era cosa avrebbe detto lei. Una volta ti ho chiesto se la Prima fosse così terribile, ricordi? Ora che la ho vista coi miei occhi...non so. Le Sorelle in quella stanza erano pronte a tutto, per lei. Quando mi ha parlato, mi sono sentita di nuovo una piccola implume, sotto lo sguardo di qualcuno molto più forte e più saggio di me. Quando mi ha parlato in quel modo, sfidandomi a dare prova di me stessa, ho sentito che avrei fatto qualunque cosa che mi avrebbe chiesto di fare. Io voglio, con tutto il mio essere, provarle che io sono forte." Ariel rivolse un sorriso un pò incerto a Fianna "Forse è davvero così terribile, dopotutto..."
Un'altra pausa, un altro attimo di riflessione e silenzio. Poi "Vorrei potere fare qualcosa per Garnet. È stata così gentile con me e mi è simpatica. Ti assomiglia, sai?" disse con un sorriso malizioso diretto a Fianna "Però era così triste...cercava di nasconderlo ma io me ne sono accorta. Ho visto che parlavate mentre io gareggiavo con le altre. È perchè è una albina vero?"
 
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Dopo essere quasi caduta per il brusco movimento di Ariel Fianna si sbrigò a scuoter la testa. «Non è che hai qualcosa che non va, tutt'altro. Solo che ecco, devi capire che ci sono certi posti dove il decoro è importante. L'apparenza, ecco. E' il motivo per cui mi sono vestita bene per andare a trovare Silene.» le sorrise, continuare a strigliarle le piume.
«E sì, concordo anche io con quello che dici. Sono due parti della stessa medaglia, l'una e l'altra che vivono fianco a fianco per tirare fuori qualcosa di buono da questo marasma politico e sociale. Vorrei avere l'ambizione di fare quello che la fa Findabair, ti dirò. E allo stesso tempo vorrei avere la capacità di unire la nostra gente come fa Silene.» sospirò. «Ma immagino che non si possa avere tutto dalla vita... e siccome ho te posso ritenermi più che contenta di quello che Gallean mi ha riservato su questa terra.» le fece una carezza sulla testa.
La impensieriva un poco il potere, o meglio l'influenza, che Silene sembrava poter esercitare su Ariel ma si disse che, tutto sommato, la colpa era più della soggezione che di un qualcosa di realmente tangibile. Silene era la prima, aveva un ruolo tutto suo nella gerarchia e nessuno l'avrebbe mai apertamente potuta criticare o contrastare; questo creava, volente o nolente, un fascino a cui ben pochi potevano resistere senza sentirsi piccoli e impotenti. Lei stessa da principessa, seppur solo di nome, si era più volte sentita a disagio al cospetto di Silene e non riusciva a togliersi di sotto quel senso d'impotenza che la caratterizzava ad ogni passo fatto nella sala del trono. Non era stato come con Garnet o con Alraune, tutt'altro, ma non avrebbe saputo spiegare il motivo. Forse non voleva nemmeno saperlo.

«Purtroppo sì... Garnet è una persona meravigliosa, molto intelligente, ma le sue condizioni fisiche sono deprecabili. Mi rimpiange che qualcuno di tanto colto e buono sia relegato ad una vita meno appagante, meno piena, per motivi tanto miserabili.» increspò le labbra. «Credo che quello che manca a Garnet sia ciò che abbiamo io e te, Ariel. Non può avere figli, e siccome quando ti guardo so bene quanto male mi farebbe se non ci fossi, so benissimo come deve sentirsi lei immersa in un mondo di arpie, umani e quant'altro che costruiscono famiglie e figli vivendo felici.» smise di spazzolare per un attimo.
«Vorrei anche io fare qualcosa. Lo vorrei tanto.» disse, sincera. «Ma oltre a offrirle la nostra amicizia, il nostro affetto e la nostra riconoscenza non so cosa le possiamo dare per renderla felice. Non credo ci siano balocchi o gingilli che riescano a rattoppare la ferita che porta nel cuore.»
 

Silen

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"Vestita...come una principessa?" Ariel ridacchiò. Tutta quella cosa, dell'essere principessa era per lei una fonte di divertimento, forse perchè certi titoli erano sconosciuti fra le Alate ed essendo cresciuta a Minnonar era abituata a pensare che Fianna fosse "la" Principessa, con tanto di "P" maiuscola. Lei del resto si sentiva una Cacciatrice sopra ogni cosa.
"Forse potresti cercare di diventare la ein'keth di Garnet. In questo modo io potrei essere la sua figlia-non-della-carne oltre che la tua. Potremmo vivere insieme in un nido comodo e sicuro." quando Ariel parlava in questo modo era difficile dire se avesse le idee confuse per via della sua educazione mista o se si trattasse di qualche bizzarro costume delle Alate che era sconosciuto ai Senzali. In effetti il fatto che Ariel insistesse così tanto nei suoi discorsi sulla necessità di un "nido sicuro", cosa che Fianna non aveva mai riscontrato nei suoi discorsi con altre Arpie, poteva essere un sintomo residuo del trauma che la giovane aveva riportato quando si era trovata abbandonata a sè stessa all'interno di un ambiente inspitale. Scacciata dalla casa materna in tenera età a causa della Spaccatura che aveva precipitato migliaia di demoni su Arc-en-Ciel, Ariel sembrava ora ossessionata dalla necessità di avere un rifugio, una casa, un "nido".
Mentre Fianna ponderava queste idee, Ariel si rialzò in piedi, vivace ed esuberante come sempre "Non mi sono mai sentita bene come adesso!" esclamò raggiante per poi insistere perchè Fianna si sedesse a sua volta per farsi spazzolare i capelli "Dai, dai adesso è il tuo turno, non pensare di esimerti!" e fra spinte, moine e strattoni, col bello o col buono Fianna fu costretta a sedersi mentre Ariel frugava quà e là nella sua bisaccia (e in quella di Fianna) alla ricerca dell'utensile adatto, finchè non riuscì ad impugnarne una, con aria trionfante.
Ariel si accinse poi, con molta buona volontà anche se piuttosto goffamente, ad accudire i capelli di Fianna. L'impugnatura della spazzola non si adattava molto bene alla sua mano artigliata in verità ma Ariel sembrava decisa a fare del suo meglio. Per un poco ridacchiò e cicalò allegramente poi sembrò diventare più seria.
"Sai che ti ho sempre invidiato i tuoi capelli?" disse improvvisamente in tono malinconico, mentre si passava la sinsitra sul capo. Ariel, come tutte le Alate, era completamente glabra: la testa era coperta da una serie di piume corte e soffici, talmente fini da poter sembrare al tocco simili a una capigliatura anche se in effetti erano piume "Certo, io ho le mie piume ma non sono la stessa cosa. E poi anche le tue mani. Le tue mani sono morbide, gentili. Quando ero piccola pensavo che sarebbe stato bello avere mani come le tue. Mani fatte per fare cose belle. Io...Io ho sempre saputo che ero brava in altre cose. Io ho le ali, posso volare! Io sono una Cacciatrice, ma avrei voluto essere come te. Perchè gli elfi sono fatti per le cose belle.".
 

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«L'allegra famiglia felice...» ridacchiò Fianna. «Tutto sommato credo che io te e Garnet siamo spiriti affini. In qualche maniera, che ci piaccia o no, abbiamo avuto una vita più difficile rispetto a tanti altri. Non parlo necessariamente di dolore, di solitudine o che altro, dico proprio per ciò che abbiamo passato.» si lasciò spazzolare i capelli restando immobile, permettendosi giusto di muovere un poco le mani per accompagnare le parole. «Siamo tre persone che hanno vissuto momenti che i nostri simili non possono nemmeno comprendere, sotto certi punti di vista. Credo sia questo che ci lega così tanto, l'aver dovuto sopportare momenti che avrebbero potuto farci prendere decisioni sbagliate, momenti che avrebbero potuto portarci a scomparire ma non l'abbiamo fatto. A volte, Ariel, sopravvivere alle avversità è ciò che più unisce le persone, oltre il sangue, oltre l'aspetto... oltre le belle mani.»

Quanto era cambiata, Fianna, nel corso del tempo nemmeno lei riusciva a crederlo. Sembrava quasi di sentir parlare qualcun altro, qualcuno che era ben diverso dall'elfa che undici anni prima aveva assunto su di sé la responsabilità di essere eletta regina. Eppure, in tutto quel lungo periodo iniziale non aveva mai trovato la pace, sempre pronta a combattere per questa o quella causa, senza con l'argento vivo addosso, sempre pronta ad odiare e disprezzare le arpie per quello che "le avevano tolto". Non si riconosceva più, Fianna, in quei pensieri. Non si riconosceva più in quella principessa aggressiva e impulsiva che l'aveva tanto contraddistinta nella prima parte della giovinezza, e ora che era più vicina ai trenta che ai venti, che pur essendo nulla per un eldar tanto le avevan dato da vedere, si sentiva finalmente quieta.
«Ariel.» la chiamò, cosicché le desse tutta l'attenzione possibile. «Se gli elfi sono fatti per le cose belle... la mia cosa bella sei tu. Ricordatelo sempre.» le disse nella maniera più spontanea e naturale che le venisse a voce. «Tu potrai essere una cacciatrice, potrai non avere i capelli lunghi, potrai non essere tante cose, ma non è a quello che devi guardare. Tu sei tanto, e sarai ancora di più, e sei per me la cosa più bella che potessi aspettarmi, più di ogni vestito, di ogni gioiello, di ogni corona. Tu mi hai ridato la speranza che questo mondo non sia fatto solo di cose brutte.»
Si voltò lentamente, prendendole le mani tra le sue, dolcemente. «Non son gli artigli a far delle tue mani qualcosa d'inadatto alle cose belle. Non sono le piccole piume che hai sul capo a renderti meno bella. Questa sei tu, la mia cosa bella.» si sporse in avanti e le baciò la fronte. «Non scordarlo mai.»
 

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"Io...io ho sempre creduto di essere bella..." disse Ariel in un tentativo di mantenere il tono spavaldo ma la voce le tremava e dovette fermarsi. Cercò di proseguire, si interruppe di nuovo, scosse la testa non riuscendo a trovare le parole adatte, poi di gettò si buttò in avanti abbracciando Fianna con forza e strofinandole contro la testa. In effetti, la giovane si era lanciata in avanti con tanto impeto che Fianna ricadde prima sullo sgabello e poi finì per ruzzolare per terra, travolta fisicamente prima ancora che emotivamente dalla veemenza di Ariel. Nè quest'ultima riuscì a trattenersi in tempo per impedire la caduta, anzi in effetti finì per cadere per terra insieme a Fianna rovinando direttamente addosso alla principessa. Fortunatamente, Ariel non era molto pesante e l'eldar se la cavò con qualche ammaccatura anche se un gomito dell'alata le finì dritto nello stomaco facendole mancare il fiato.
"Scusa" le disse mentre si sollevava a mezzo puntellandosi sui gomiti, ancora gravandole addosso, poi si mise a ridere, incapace di rimanere seria per troppo tempo "Mi sa che ti ho rimesso i capelli in disordine" commentò in tono impenitente procedendo poi ad alzarsi e ad aiutare Fianna a fare altrettanto tirandola in piedi quasi di peso. La principessa si stupì ancora una volta di quanta forza fosse racchiusa nel corpo snello di Ariel: l'Alata era ingannevolmente leggera ma il suo corpo era tutto muscoli e tendini e chi la avesse sottovalutata avrebbe commesso un grosso errore.
Dopodichè Ariel rimase lì per qualche istante, con un bel sorriso sul volto e un espressione raggiante (e pensare che solo quattro anni prima non avrebbe mai definito "un bel sorriso" quella impressionante chiostra di zanne e denti appuntiti), senza dire niente, condividendo soltanto quel piccolo momento di gioia.

E la giornata terminò così, ricca di avvenimenti come poche altre, forse non molto importante dal punto di vista delle nazioni e degli imperi di Ea ma molto importante per le persone che la avevano vissuta. E tuttavia ancora un piccolo strascico aspettava Fianna. Nel bel mezzo della notte infatti quando ormai dormiva da un pezzo, la principessa si svegliò improvvisamente con la sgradevole sensazione di sentirsi immobilizzata, come se avesse addosso una specie di coltre calda e soffocante che la avvolgeva strettamente rendendole difficile persino respirare. La giovane eldar si mosse un pò alla cieca per scostare quella specie di coperta morbida che le gravava addosso e rigirandosi nell'ampio letto semicircolare si trovò improvvisamente a guardare il volto di Ariel. Una Ariel che, almeno a giudicare dall'espressione serena e dal respiro regolare stava dormendo beata. Nel sonno aveva proteso un'ala e aveva avvolto Fianna sotto di essa, per questo la principessa si era improvvisamente senttia soffocare; mentre guardava la sua figlioccia addormentata, questa borbottò nel sonno qualcosa, un misto della lingua delle arpie e di elfico e tentò nuovamente di stendere un'ala su Fianna.
 

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Dopo quella splendida giornata Fianna si sentiva una persona diversa. Sì, ancora diversa da quel che già era diventata nel corso di quei lunghi anni, perché un'altra volta aveva visto con quanta leggerezza e pregiudizio le arpie erano trattate in tutta Ea. Sì, le arpie erano feroci, aggressive, brutali per gli occhi di qualcuno, eppure tali erano per ciò che vivevano, per quello che erano convinte fosse il loro mondo ideale. Ariel era diversa, Ariel era la prova vivente che una persona non poteva essere definita né dalla razza né da una bandiera, ma dalla nobiltà dei suoi intenti, dall'amore e dall'educazione ricevuti. E come lei chissà quante altre, in lungo e in largo per quell'impero che spaziava dal nord al sud del vecchio mondo, stavano facendo un percorso simile a quello. Magari non nell'arco della vita di un umano, ma forse in due, tre, l'Impero dell'Arpia sarebbe cambiato. Ne era sicura, allora più che mai. E quando si svegliò nel cuore della notte, sorpresa per non riuscir più a respirare tranquillamente, guardò quell'ala come se fosse la cosa più bella del mondo, il gesto d'amore più innocente e che avesse mai potuto desiderare.
Le fece una carezza sul viso, delicatamente, per poi accoccolarsi sotto quella grande ala come fosse una coperta. Chi mai avrebbe potuto giurare, quindici anni prima, che una principessa eldar avrebbe trovato conforto e pace all'ombra dell'ala di una arpia? Chi mai avrebbe potuto immaginare che un'arpia avrebbe preso il nome degli Elensil? Forse nessuno, forse solo i più audaci e fantasiosi scrittori, eppure così era stato. E niente, in questo mondo o in quell'altro, avrebbe potuto cambiare ciò che era stato.

Riassopendosi quietamente, di fianco perché l'ala non le desse fastidio, si lasciò andare a sogni di un mondo migliore.
Un mondo che, sperava, avrebbe contribuito a costruire.
 

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Come Fianna aveva già avuto occasione di constatare, le torri di Kyrne Lamiya costituivano un microcosmo a sè dotate come erano di appartamenti, biblioteche, laboratori, bagni, refettori e cucine e quant'altro occorresse alla comodità delle Alate e la Grande Torre, alta oltre duecento metri suddivisi in 42 piani, senza contare i 3 riservati ad uso esclusivo della Prima ed i sotterranei, era una continua fonte di sorprese.
Nonostante questo, la principessa non si sarebbe aspettata che contenesse anche un tempio. Forse perchè la maggior parte delle altre razze dedicava alla fede delle costruzioni apposite, forse perchè le Alate spesso non sembravano particolarmente portate alla spiritualità e alla introspezione (con alcune notevoli eccezioni come Alraune) forse perchè le riusciva davvero strana l'idea che in quelle torri si trovasse proprio *tutto* quasi fossero delle arcologie autonome in tutto e per tutto.
A condurla in avanscoperta era stata, manco a dirlo, la sua figlioccia. Da quando si era messa alla prova nella sua prima Caccia insieme alle altre giovani Alate di Kyrne Lamiya, Ariel era particolarmente su di giri e aveva trascinato la principessa in una serie di ardite scorribande per la capitale imperiale. Il giorno che aveva scoperto la presenza di un tempio dedicato a Sheika la Predatrice, Ariel aveva subito voluto visitarlo e aveva insistito perchè Fianna la accompagnasse.
Il tempio della Predatrice dei Cieli era piuttosto spartano, persino spoglio: nella grande sala, inondata di luce dai grandi finestroni che le Arpie amavano usare anche come ingressi, non vi erano nè panche nè incensieri nè organi e questo faceva spiccare ancora di più la grande statua di Sheika. La dea patrona delle alate dominava il luogo di culto; raffigurata mentre alzava trionfante le braccia al cielo, il piede destro appoggiato sulla carcassa di un Antico Drago da lei stessa abbattutoi la dea era letteralmente impossibile da ignorare. Osservandola Fianna pensò che Sheika, almeno a giudicare dalla sua effige, era indubbiamente una figlia della Dea del Caos: a differenza delle Arpie, Sheika era raffigurata con grandi ali da pipistrello, schiuse ad abbracciare una buona metà della sala, occhi da rettile e la pelle liscia e squamosa, quasi serpentina e i suoi artigli spaventevoli facevano sembrare poca cosa quelli delle sue figlie. Nel complesso, una figura piuttosto inquietante da venerare.
La sala non era particolarmente affollata e non sembravano esserci funzioni in corso ma il via-vai delle Arpie era costante: le Alate sembravano considerare la fede una questione da vivere in privato, ognuna secondo la propria natura e desiderio. Due Alate facevano apparentemente le funzioni del sacerdote anche se niente nel loro abbigliamento le distingueva dalle altre. In effetti Garnet aveva spiegato alla principessa che secondo la cultura delle Arpie qualunque Sorella poteva essere un Sacerdote se lo desiderava, per il tempo che lo desiderava e quindi nel tempio potevano esserci due, tre sacerdotesse o anche nessuna, alle volte.
Anche la venerazione sembrava avvenire nella maniera più disparata: alcune Alate si avvicinavano alla statua e rimanevano per qualche minuto davanti ad essa in silenzio, alcune chinavano il capo e incrociavano le braccia sul petto, altre protendevano le mani a toccare la raffigurazione della Dea o della sua preda. Altre ancora deponevano ai piedi della statua piccole sculture intagliate in osso, a mò di offerta votiva.
Quanto ad Ariel, una volta tanto sembrava senza parole: la giovane Alata non aveva mai veduto un luogo di adorazione delle sue Sorelle e sembrava impressionata specialmente dalla statua di Sheika: con ogni probabilità era la prima volta che vedeva una rappresentazione della dea del suo popolo, la Predatrice dei Cieli.
 
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