• Ai compagni fedeli alla linea ci servono ancora i vostri soldi... per il rinnovo del server. Grazie dell'obolo

  • Famo partì sto fantacalcio. E' tempo di rosicare
  • E' resuscitato il vecchio gdr Cyberpunk, controlla nell'Antro dei Nerd, barbone.

GDR Il viaggio di Fianna - Parte IV

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Fianna incrociò le braccia sotto al seno, socchiudendo appena gli occhi pensosa. «Beh ci sono state diverse incomprensioni per la mancanza di questi "lunghi discorsi" nei tempi passati. Ammetto che forse noi elfi siamo diventati, nel corso del tempo, sempre più fatalisti e solo nell'ultimo decennio abbiamo iniziato a vedere nuovamente un barlume di speranza e di possibilità concreta verso il futuro. Ma sì, non sarò certo io a ritirarmi da una storia del genere.» sorrise, inorgoglita dall'intelligenza e saggezza dimostrate dalla figlioccia. «Potrò non essere la migliore filosofa della mia gente, anzi sono quasi certa di essere la meno indicata, ma sono quella che ha avuto ironicamente più contatti, in bene o in male, con le Arpie di ogni tipo e sorta.» lasciò correre lo sguardo su Ariel, come se ci fosse effettivamente altro da dire in tal senso. De facto Fianna era passata attraverso tutti gli stadi del rapporto - dall'odio, all'indifferenza, alla tolleranza, alla convivenza e poi all'amore. Pochi, forse nessuno al mondo, poteva eguagliare quella travagliata esperienza.
«Non fatevi scrupoli, Garnet! Più cose riporterò a casa da questa esperienza e più possibilità ci sono che le ultime voci di dissenso per questa nostra nascente amicizia vengano definitivamente messe a tacere!»
 

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"Cercherò di non essere troppo prolissa e di non annoiarvi...entrambe" disse Garnet con un altro sorriso.
"Vivendo insieme ad una di noi avrai certamente notato come nella prima fase della nostra vita lo sviluppo sia molto più rapido che in molte razze di Senzali" esordì l'Arpia dopo un momento di riflessione "Una Sorella dal momento in cui esce dall'uovo diviene fisicamente adulta in un lasso di tempo che va fra gli 8 e i 10 anni. Possiamo quindi affermare che nel tempo trascorso dalla Conquista sono cresciute e divenute adulte approssimativamente quattro generazioni di Sorelle." Garnet tacque un momento per permettere a Fianna di digerire l'informazione ricevuta "Il nostro numero, che cinquanta anni fa era assai ridotto, è molto cresciuto nonostante le guerre abbiano riscosso un pedaggio di vite. Eppure anche così quante siamo, veramente? Assai poche in verità, forse un quarto della popolazione del nostro stesso Impero. Ma è poi il nostro Impero?" Garnet inclinò la testa da un lato guardando Fianna con un certo divertimento "Noi chiamiamo le terre che controlliamo Territorio di Caccia ma i Senzali utilizzano un nome differente. Impero dell'Arpia. Non Impero delle Arpie ma Impero dell'Arpia. Trovo questa differenza assai significativa....forse il termine che utilizzate voi è il più giusto, dopotutto. Questo è l'Impero voluto e desiderato da Silene ed è suo in tutto e per tutto."
Di nuovo Garnet fece una pausa, studiò ancora il volto di Fianna e poi proseguì "Noi non siamo una razza che vive in comunità come gli uomini, o gli elfi, o i nani. Non è soltanto Sabrina Glessivig ad interessarsi a noi, anche alcune di noi hanno voluto studiare il modo di vita dei Senzali...ed è evidente ai miei occhi che per gli umani per lo meno, aggregarsi in numeri sempre più grandi è la normalità. Riunirsi in gruppi sempre più numerosi che obbediscono a un capo è un processo naturale. Non è così per la mia specie. Noi siamo Cacciatrici; una Sorella può contare su sè stessa, sulle sorelle-vere e sulle verefiglie. Occasionalmente per cacciare una preda particolarmente grande e pericolosa un gruppo di Sorelle può dare vita a una Caccia Condivisa, ma questo è tutto. I nostri ammassi di nidi non sono e non sono mai stati analoghi ai vostri villaggi o città...semplicemente un posto era più favorevole di altri a stabilire un nido e quindi molte Sorelle si stabilivano nei pressi. Una semplice sistemazione di convenienza...ma ogni Sorella ha sempre vissuto indipendentemente da tutte le altre." Garnet ebbe un gesto come di fastidio, con la destra "Non c'è da stupirsi se solo raramente un gran numero di Sorelle si è riunito in uno Stormo nè che nessuno Stormo sia mai sopravvissuto alla fine della sua Prima. Quando una Sorella accetta di seguire una Prima lo fa di sua libera volontà e quello che voi chiamate diritto ereditario per noi non ha nessun significato. Se una Sorella sceglie una Prima lo fa per la sua forza, il suo rpestigio, la sua visione. Una Sorella seguirà una Prima con assoluta lealtà ma alla sua morte si sentirà libera da qualunque impegno. Ora però..." lo sguardo di Garnet si incupì "Io...io ricordo bene quando vivevo nelle desolazioni del sud insieme a Shiver, la mia madre-vera. Ricordo la fame, la sete, le ustioni che causava il feroce sole del sud ovunque la mia pelle fosse scoperta, la disperazione di Shiver che sapeva, anche se io ero troppo giovane per capirlo, sapeva che una albina come me non sarebbe vissuta a lungo in un ambiente così duro, la sua decisione disperata di portarmi nelle Terre Verdi dove si diceva che Silene avesse trovato un nuovo, ricco Territorio di Caccia....quel viaggio fu un incubo per me ed arrivai a destinazione più morta che viva. Ma se Shiver non avesse rischiato tutto in quel viaggio, nonostante io avessi appena l'età di volare e Nerissa ancora fosse un piccola implume....se non l'avesse fatto, io sarei morta." Garnet scosse il capo "Nelle Terre Desolate facevamo una vita dura, aspra. Il Territorio di Caccia è un paradiso: in queste terre così ricche ognuna di noi può sperare di crescere molte verefiglie, tutte forti e sane come Ariel. Per questo da tutti i punti cardinali le Sorelle sono accorse sotto la bandiera di Silene, per questo e per la sua capacità di indurre i Senzali ad accettare un sistema che per noi è estremamente vantaggioso. Ora che hai visitato Kyrne Lamiya avrai visto coi tuoi stessi occhi come moltissimi umani nel Territorio di Caccia traggano il loro sostentamento nel preparare e vendere alle Sorelle cibo, vestiti, artefatti, monili e più in generale, qualunque cosa possa interessarci. Nessuna di noi vuole più rinunciare a tutto questo e coloro che sono nate e cresciute qui non conoscono nessun altra via. Noi siamo libere e indipendenti più di qualunque altra razza di Ea, nessuno può dare ordine a una Sorella...e allo stesso tempo Silene regna su di noi con una presa che è più forte di quella di qualunque dei vostri sovrani perchè questa è la sua Caccia, il suo Impero, il suo Sogno. Senza di lei tutto questo non sarebbe potuto esistere e ora le Sorelle non sanno più immaginare una vita dove Silene non sia la Prima della Caccia.
Nessuna Prima nella storia della mia razza è mai stata così potente."
 

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Fianna ascoltò quel lungo discorso, scoprendosi in più punti sorpresa ed in altri quantomeno concorde su quando andava dicendo l'albina. Certo era una visione differente da quella che aveva proposto Francesca, alquanto invero, ma chiaro era come il punto di vista di un'arpia non potesse essere lo stesso di una Senzali. Eppure, in quelle parole che tanto sembravano porre l'accento sui pregi che l'Impero aveva portato, alla principessa parve di scorgere una piccola nota di dubbio, o forse qualcosa che per lei era dubbio - incertezza - ma per Garnet significava ben altro. «Garnet posso chiedervi una cosa?» disse, retoricamente.
«Se ho capito come funzionano le cose qui, e potrei avere qualche riserva su tale comprensione, il rapporto tra alate e il resto del popolo è divenuto sempre più simbiotico nel corso del tempo. Ci sono interi uffici gestiti da elfi, mezz'elfi, umani e altre razze, così come compiti di burocrazia e mercato che rimangono quasi esclusivo appannaggio dei non alati...» guardò Ariel, cercando di formulare la seguente frase quanto più chiaramente possibile. «Non è un problema prossimo, immagino, ma sembra quasi che ci sia un sottinteso nel vostro racconto che mira ad evidenziare come, in una certa misura, le nuove generazioni di Arpie si aspettino che questa situazioni continui all'infinito, così come il fatto che se perdessero l'Impero non ci sarebbero speranze per loro. Mi permetto un esempio azzardato, ma che calza bene al vostro caso: è come prendere una creatura adattatasi a vivere in un ambiente estremamente ostile, brullo e povero, e dargli la possibilità di proliferare in una zona molto più rigogliosa e abbondante. Ad un certo punto questo predatore, per quanto abituatosi alle asperità, nel corso del tempo tenderà a perdere certe caratteristiche favorendone altre.» annuì. «E questo è tanto più vero tanto più la razza è civilizzata.»

«Non è però rischioso basarsi solo su un unico perno, tra l'altro destino a erodersi nel corso del tempo? Forse la successione ereditaria - o elettiva - di molti dei nostri popoli è imperfetta ma elimina un problema dall'equazione, cioè quello dell'instabilità. Vedete quello che è successo a Stannis... sta cedendo la corona appositamente per passare il testimone con dolcezza, senza problemi, in una transizione il cui beneficiario sarà il regno stesso. Siete forse preoccupata per il futuro?»
 

Silen

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Garnet sospirò "Abbiamo scelto Silene come nostra Prima, Colei che Apre la Via. Era quanto doveva essere fatto, forse l'ultima possibilità di sfuggire a un declino che durava ormai da migliaia di anni. Ma le conseguenze di questa scelta non si limitano alla bella apparenza. Forse conosci una parte della storia di Silene...è l'ultima nata di sette sorelle-vere, sette individui notevoli sotto molti punti di vista, le verefiglie di Shalassa. Forse ne hai persino incontrata qualcuna...Shayla, Alraune, Shiver, Falka, Siferra, Ilias e infine Silene. Sette personalità molto forti, posso tesimoniarlo dato che essendo io la terza figlia di Shiver ho avuto occasione di conoscere ognuna di loro. Silene in particolare è sempre stata la più ambiziosa di loro, la più insofferente verso gli antichi modi di vita, la più desiderosa di crescere, di migliorare, ma anche di primeggiare, di comandare chi le stava intorno. Silene ha molti aspetti, Fianna. Per millenni la mia razza ha vissuto in una sorta di limbo creato dalla nostra presunzione, dal rifiuto di accettare il confronto con altre razze, dal rifiuto persino di pensare che le altre razze potessero fare qualcosa che valesse la pena di imitare. L'avere spezzato questo circolo vizioso, l'avere concepito una diversa visione del mondo e della nostra gente è qualcosa di cui la mia razza sarà sempre debitrice a Silene. Ma la nostra Prima è anche una Sorella dominata dalla sua amibizione, una Sorella che non dimentica e non perdona mai un torto, sia esso vero o presunto, una Sorella che non si ferma di fronte a niente pur di raggiungere il suo scopo: non c'è nulla che la fermerebbe e non c'è nulla che non farebbe. Non potevamo prendere un aspetto e scartare l'altro: era un pacchetto unico, prendere o lasciare, come dicono gli umani. Silene è tutte queste cose assieme e altre ancora".
Garnet fece una pausa, versò un pò di vino e bevve.

"Il risultato è quello che vedi. Silene ci ha donato un nuovo futuro ma nel farlo ci ha costrette a vivere il suo sogno e ora il suo sogno è diventato il sogno di tutte le Sorelle. Non solo le nuove generazioni si aspettano che questa situazione duri all'infinito, loro vogliono che duri all'infinito. Ai loro occhi Silene è il simbolo di tutto questo, la garanzia che il sogno continuerà. E Silene non rinuncerà mai al suo trono." Garnet scosse il capo "Si, il futuro mi preoccupa."
 

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«Ma non durerà.» disse Fianna. «Nulla è destinato a durare all'infinito, nemmeno la vita di creatura estremamente longeve come noi.» continuò.
«Anche se quello che preoccupa di più me è l'insostenibilità del sistema predatorio. Tutti i regni di Ea nell'ultima decade si sono espansi, fortificati, ad eccezione del Sylvania che sembra quiescente e silenzioso. Le storie sui fanatici del deserto sono arrivate persino a noi nel nord... così come quelle della guerra con quel che restava della confederazione.» annuì, grave.
«Conoscete il concetto di massa critica? È ciò che si verifica quando un soggetto è sottoposto a un cambiamento - o una forza - tale da mutarne in maniera inequivocabile le caratteristiche qualitative. L'Impero sta andando rapidamente, sempre più rapidamente, verso quel punto. Come una slavina montana: più scende a valle e più rapidamente tenderà a raggiungere le pianure. Lo vediamo anche nelle piccole cose, come l'immigrazione selvaggia di Arc-en-Ciel, la fame di spazio vitale. Viviamo in un continente con risorse già abbondantemente sfruttate e dove la competizione s'inasprisce ogni giorno. Da questo punto il futuro spaventa anche me, Garnet. Specialmente perché dovrò - se Gallena vuole - viverlo di persona.» scosse la testa meditabonda.
«Ma tutto questo discorso me lo avete fatto per un motivo preciso, nevvero? Voi avete una qualche idea su come sistemare questa cosa. Ne parlate con troppa cognizione di causa per essere una semplice cronista passiva degli eventi.»
 

Silen

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Garnet sorrise nuovamente, un sorriso più largo, più rapace questa volta "Un altra conseguenza...forse non siamo molto numerose in senso assoluto ma essendo carnivore abbiamo differenti esigenze rispetto ai Senzali. Da tempo ormai non è possibile cacciare in maniera indiscriminata all'interno del Territorio di Caccia...una contraddizione di termini, non trovi? " l'albina indirizzò una occhiata significativa ad Ariel "Ma noi siamo Cacciatrici e questo non può cambiare la nostra natura. E Minnonar è un territorio vergine, una landa dove una giovane può ancora trovare tutte le prede che desidera e sfogare i propri bollenti spiriti senza soggiacere a limitazioni. E tu Ariel? Sei già diventata il terrore della selvaggina di Ainatur?"
"Forse un poco" disse la giovane con aria colpevole. Da quando aveva imparato a volare non c'era stato giorno in cui Ariel non si fosse lanciata in scorribande per la regione e molte di quelle scorribande erano state spedizioni venatorie. Spesso la giovane rientrava con le sue prede perchè anche Fianna ed Aneirin (e il suo gatto) potessero assaggiarle. "Noi condivideremo" diceva sempre.

"E dimmi, quale è la Caccia che più ti ha entusiasmato? La preda che ti ha reso più orgogliosa? "
Ariel riflettè "La preda che mi ha reso più orgogliosa?..Beh..." uno sguardo malizioso si accese negli occhi grigi della giovane "..lei" concluse indicando Fianna. E mentre Garnet passava uno sguardo perplesso da lei alla principessa, continuò "Oh, tu non puoi immaginare quanto è forte Fianna! Ha abbattuto un Uccisore con il martello da guerra! E con che forza lo sa usare! Potrebbe spaccarmi la testa con un colpo...se riuscisse a prendermi. " Ariel proseguì con l'allegro racconto di uno degli agguati che soleva tendere alla principessa, un intermezzo molto più leggero rispetto ai discorsi seri di poco prima. Alla fine del racconto anche Garnet si unì alla allegria senza malizia di Ariel.

"Le giovani si lanciano spesso in queste baruffe con le loro sorelle-vere o con le loro pari età. Vedo che ne sei uscita senza graffi o morsi" disse con un tono divertito che minimizzava alquanto l'effetto che avrebbe avuto su Fianna l'effetto di un "graffio" o "morso".
"Oh no, Fianna è troppo tignosa per essere buona da mangiare" interloqui nuovamente Ariel facendo ridere sia Garnet che Fianna. A quel punto Garnet riprese il suo discorso iniziale.
"No, dovrai rivolgerti a Sabrina per il ruolo di cronista e osservatrice. Il mondo stà cambiando, noi stiamo cambiando e cambiando molto velocemente: lo vedo chiaramente come lo vedi tu, Fianna, anche se le nostre conclusioni sono probabilmente diverse. Se tu avessi potuto vedere coi tuoi occhi la Grande Guerra prima che fosse combattuta non avresti cercato di fare qualcosa per impedirla? "

 

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La principessa arrossì appena. Si ricordava perfettamente tutte le marachelle, alcune delle quali davvero terrificanti ai suoi inesperti occhi da neomamma arpia, fattele da Ariel. Ad onore del vero Fianna si era sempre sentita entusiasta delle abilità da predatrice della figlioccia, dopotutto sapeva bene quale fosse la sua natura e quanto importante fosse quel talento per la sua razza. Non aveva cercato di sopprimerla, tutt'altro. «Tignosa eh?» rise. «Questa me la segno per poi.» scherzò.
«Comunque sì, direi che il mio momento più alto è stato decisamente quell'Uccisore nel bosco al confine di Arc-en-Ciel. Potremmo anche tornarci qualche volta... sarebbe bello erigerci un piccolo monumento o un sacello. Dopotutto le azioni del Formicaio sono state dannose per tante vite. Anzi sapete, già che ci sono vi dico già che proporrò a Carnil di ampliare Arc-en-Ciel e creare una piazza in memoria ai caduti per mano dell'Altrove.» annuì, fieramente.
«Comunque Ariel è decisamente la migliore cacciatrice del Minnonar. Non dire ad Aneirin che l'ho detto. Sono certa che se ci scontrassimo davvero vincerebbe lei, non ho alcun dubbio!» bevve un altro sorso dal proprio calice. Il discorso sulla guerra, tuttavia, le abbassò lievemente il morale. C'erano questioni che ancora non comprendeva appieno in merito al modus operandi dell'Impero in merito alla Guerra, ed era decisamente troppo giovane al tempo della prima Grande Guerra per poter dichiarare d'aver avuto le idee chiare. Poco più che fanciulla aveva visto Elenwen gettarsi a capofitto nella follia tanto quanto Loras.

«Probabilmente, se anche l'avessi potuta prevedere, sarebbe stato futile cercare di fermarla. C'è questa teorica magica... non sono una maga ma ne ho sentito parlare da Vestele, una delle nostre arcaniste, che prevede l'ineluttabilità degli eventi. Per quanto sia stata terribile... ingiusta, come quasi tutte le guerre, è stata una parte fondamentale del nostro passato. E ora lo è del nostro futuro. Quante cose sarebbero andate diversamente? Io credo che in un modo o nell'altro ci sarebbe stato comunque un conflitto, dico davvero. E questo ci ha fatto maturare, crescere.» sospirò.
«Non avrei mai creduto di arrivare a dire qualcosa del genere.» sorrise appena. «Ma il tempo ha avuto la meglio sul mio ardire giovanile, a quanto pare. Magari è stata la "maternità" a farmi diventare più saggia di quanto in realtà non sia... certo non saggia come mio cugino o mio nipote, ma comunque più saggia!» ridacchiò.
«Però, Garnet, mi piacerebbe sapere se vi serve aiuto. Certe cose possiamo affrontarle insieme; dopotutto non è il caso di continuare su due linee d'azione diverse. Ci sono molte cose dell'Impero che potrebbero aiutare il Minnonar nell'integrazione dei suoi cittadini e nel rapporto con le alate. Non avete che da chiedere... mi sono presa del tempo per stare qui a Kyrne con Ariel e mentre lei prosegue la sua "caccia d'iniziazione" io potrei fare qualcos'altro
 

Silen

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L'Arpia annuì "È una offerta che accetto con piacere; una sola persona può fare poco, due possono fare di più. Potresti cominciare lasciando cadere il 'voi'. So che fra le altre razze è un segno di rispetto ma davvero non è necessario" disse ridendo "Per oggi però credo che abbiamo annoiato abbastanza Ariel. Anni fa, dopo il Torneo di Ishitara, Shiver convinse la Prima a far costruire un'area dedicata ai tornei. Shiver pensava soprattutto ai duelli di magia, l'idea della competizione, della sfida, ha fatto molto presa sulle Sorelle. Ora oltre agli spiazzi dedicati ai maghi e isolati da barriere antimagia si trovani anche spazi per i duelli alla spada, padiglioni per le gare di tiro con l'arco, uno spiazzo per la mischia ma anche, poichè siamo quello che siamo, per il duello con Ali e Artigli. È un posto molto frequentato specialmente dalle giovani, forse potrebbe piacerti" concluse rivolta ad Ariel.
Alla sola prospettiva gli occhi della giovane alata luccicarono "Si!" esclamò subito
"Sono brava con l'arco, quanto zia Aneirin. Vedrai, vedrete tutte e due!" disse allegramente mentre finiva di bere il bicchiere di latte (di Fianna. Il suo era vuoto già da tempo).
(GdR off; mi prendo la libertà dif are un piccolo salto in avanti)
Il pasto era ormai terminato e Garnet accompagnò Fianna e Ariel alla zona dei tornei che si rivelò essere molto più grande di quanto l'albina avesse lasciato intendere. Davanti a loro c'erano centinaia di metri quadri di arene, poligoni, aree di magia confinata e quant'altro si potesse immaginare, tutti dsicretamente affollati da Alate soprattutto ma anche da un discreto numero di membri di altre razze, umani e mezzelfi soprattutto. Come aveva preannunciato Garnet molte delle alate presenti erano giovani dell'età di Ariel o poco più: ma la disciplina cje sembravano favorire era una sorta di duello aereo che veniva effettuato a terra come in cielo: Fianna vide numerose coppie intente a lottare fra loro con quella che a un'osservatore sembrava autentica furia; occorse qualche istante alla principessa per accorgersi che le duellanti, se da un lato non si risparmiavano di certo dall'altro erano ben lungi dall'affondare davvero i colpi.
Ariel dal canto suo aveva già adocchiato un posto libero in una delle gare di tiro con l'arco "Io vado" annunciò, quasi senza guardarsi indietro.
Garnet ridacchiò "Sapevo che le sarebbe interessato. Le giovani che hanno appena lasciato il nido sono sempre un pò turbolente e del resto nessuna di noi sa resistere a una bella sfida". Per qualche minuto l'albina continuò a parlare del più e del meno, poi tacque per un pò osservando Ariel mentre passava da una gara di tiro con l'arco a un duello Ali e Artigli e viceversa e sospirò.
"La tua Ariel è forte e bella. Ti invidio." disse alla principessa.
 

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«Come vol-... come vuoi, Garnet.» si corresse, quasi ridendo. «E ricordo bene la mia performance incredibilmente goffa e grottesca al Torneo Britannico di Taraska...» sospirò. Sembrava passata un'eternità da quei giorni, mentre in realtà non era passato che un decennio appena. L'idea di vedere Ariel cimentarsi in qualcosa del genere, in un ambiente chiuso e protetto, la rasserenava. Oramai si era messa il cuore in pace sul fatto che la sua piccola e piumata figlioccia non potesse atteggiarsi e comportarsi come una ragazzina qualunque. Doveva seguire la sua strada, oramai era chiaro, e annuì soddisfatta all'idea di darle quell'opportunità. A quel punto vide Ariel prenderle il bicchiere di latte e, ridendo, aggiunse. «Prego tesoro mio, eh!»

[ ... ]

Le arene erano immense, popolate in parte dalla creme de la creme di addestratori e allievi dell'Impero. Non stentava a credere che l'esercito delle Arpie fosse tanto forte e numeroso, data la disciplina che anche quelli che parevano "giochi" sembravano richiedere. A conti fatti l'esistenza stessa di quel luogo denotava in maniera inequivocabile la profonda connessione che avevano le alate - e chi con loro - per la guerra, la caccia e la lotta. Sì, quel bisogno primordiale di combattere e sopravvivere riusciva a vederlo anche una come Fianna, perché non solo era comune a tutte le razze, ma era parte integrante dell'anima di ogni persona. Le arpie avevano semplicemente fatto sì di render quel loro lato selvaggio e ancestrale un qualcosa di cui far vanto, anziché nasconderlo sotto al tappeto. Dopo aver augurato buona fortuna ad Ariel le fece una carezza sul capo e la lasciò andare a confrontarsi con le altre, restando a fianco di Garnet. Dopo aver disquisito di altre cose, perlopiù degli scontri che stavano avvenendo, l'albina parve incupirsi un poco.
«Grazie, Garnet.» esordì. «Non ho l'ambizione di dire d'aver capito molto sulle arpie, ma dalle tue parole temo d'essere riuscita ad intuire qualcosa di spiacevole.» sospirò a suo volta.
«... suppongo che c'entri qualcosa la tua minore prestanza fisica. Quella che mi hai detto averti quasi uccisa tempo addietro.» provò ad avere più tatto possibile, ma sapeva che il discorso avrebbe comunque potuto turbare l'albina. «Non credo possa darti molto sollievo, ma anche la mia razza non è nota per l'eccessiva fertilità.» guardò Ariel. «E onestamente ho trovato maggiore gioia adottando Ariel che non trovandomi un uomo a cui far inseminare i miei lombi.» avrebbe dovuto far ridere, ma in concreto le uscì solo una smorfia triste. «Avete mai pensato di fare qualcosa del genere?» concluse, riferendosi chiaramente alla situazione sua e di Ariel.
 

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"Ecco di nuovo il voi " disse Garnet con un mezzo sorriso notando l'impappinarsi della principessa, poi scosse il capo "Si e no. Nelle terre assolate del sud ove sono nata la mia vita era...difficile. Qui, nelle Terre Verdi, posso quasi dimenticarmi delle mie debolezze, anche se devo sempre stare attenta a non espormi troppo...la luce del sole non è mia amica." sospirò mestamente "la mia sterilità purtroppo non è altrettanto facile da accantonare. Fra le Sorelle il non poter avere delle verefiglie è considerata la peggiore delle disgrazie, peggiore della morte stessa e certi giorni...certi giorni mi pesa più di altri. Mi stai domandando se ho mai pensato di adottare una piccola orfana? Si è un pensiero che ho avuto spesso, ma è più difficile di quel che sembra. È raro che una madre metta a rischio la propria vita finchè ha delle verefiglie incapaci di volare, specie da quando abbiamo il Territorio di Caccia. Nelle rare occasioni in cui accade, per sfortuna o accidente che sia la implume viene subito accolta, solitamente dalla prima Sorella che si avvede che la madre-vera non ha fatto ritorno al nido. Sabrina mi ha spiegato che a volte gli umani cedono volontariamente i propri figli ad altri per cercare di garantire loro un futuro ma per la mia gente è semplicemente inconcepibile. Se una implume rimane sola questo significa che la madre è morta e qualunque Sorella se ne avvedesse cercherebbe di prenderla con sè. Credo che sia accaduto qualcosa del genere anche ad Ariel; da sola non avrebbe mai potuto raggiungere la foresta dove la hai incontrata, qualcuno deve averla portata fin li. Forse la sua madre-vera, forse una Sorella che ha cercato di portarla via con sè quando la città è caduta e coloro che hanno potuto farlo sono fuggite. Ariel ti ha mai parlato di come è arrivata laggiiù? Sai, è molto peculiare il vostro rapporto...ti tratta in un modo che è curioso ai miei occhi, si direbbe che ti considera un pò madre-vera e un pò sorella-vera." l'arpia sembrò scuotersi dal suo umore tetro mentre ripensava ad alcune delle scenette verificatesi durante il pranzo "Forse più sorella-vera, a giudicare da come ti sfida. Devi esserle apparsa come una dea quando la hai salvata e hai sconfitto l'Uccisore che infestava quella foresta e dato che lei misura il suo valore sul tuo...sospetto che la tua vita non sia molto facile in questi giorni. Tieni duro. Le passerà." concluse con una certa dose di simpatia nella voce.
 

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«E pensare che non ero nemmeno da sola.» ridacchiò la principessa. «Ho solo dato l'ultimo colpo, probabilmente. Comunque devo ammettere che non ho mai voluto approfondire la storia pregressa di Ariel... per diversi motivi.» si strinse nelle spalle. «In primo luogo perché era già difficile occuparsi di lei in un territorio che odiava la sua razza, dovendo stare continuamente attenta che qualche vegliardo recidivo di elenweniana memoria non volesse farle del male, in seconda battuta perché temevo di ferirla costringendola a raccontarle qualcosa del genere. Mi ha parlato della sua vita prima, in alcune circostanze, ma non mi ha mai detto come fosse giunta nel bosco. Io e Aneirin abbiamo raggiunto la conclusione che ci fosse arrivata da sola, o che chiunque l'avesse portata fosse poi morto lasciandola da sola.» sospirò.
«Lei è stata l'unica ad esser ritrovata viva nella foresta. E nessuna si è mai presentata a reclamare una verafiglia o una sorella-vera nel corso degli anni. Immagino quindi che il destino di colei che ha messo al mondo la mia piccola Ariel sia stato piuttosto avverso.» concluse con un misto di amarezza e di sollievo. L'idea di dover competere con qualcuno per la "maternità" della figlioccia le avrebbe dato più di un grattacapo e solo per fortuna, o sfortuna dipende dai punti di vista, non si era verificato niente del genere.

«Mi dispiace comunque per la questione delle adozioni. Non sarebbe la stessa cosa ma hai mai pensato di prendere con te una orfanella non alata? Qualcuno a cui insegnare il mestiere. Se ci fosse una piccola elfa o mezz'elfa rimasta sola al mondo e con una buona predisposizione per le arti magiche potresti fargli da maestra. Anche se può sembrare una piccola cosa, e parecchio fuori dai canoni, potrebbe aiutare più di quanto possiamo immaginare.» voltò la testa a guardare Ariel. «Onestamente non so cosa ci riserverà il futuro, ma vorrei avere tutte le frecce possibili al mio arco per quando i problemi arriveranno di nuovo a bussare alle nostre porte.»
 

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"Presto o tardi arriveranno" convenne Garnet guardando anche lei in direzione della giovane mentre un urlo collettivo sottolineava un tiro particolarmente ben riuscito "Silene è irrequieta. Per anni dopo la Guerra dei Quattro Mesi ha ignorato gli stati di centauri e naga come se neanche esistessero, ora invece ha mandato Kisara dai centauri per legare la loro nazione alla nostra e ha deciso di invadere i naga perchè, e cito le sue parole, non possiamo tollerare nessun potenziale nemico ai nostri confini. Intanto Britannia ha iniziato una guerra di annientamento contro i goblin e il Regno della Tempesta ha assorbito i Domini del Drago. Ovunque nel mondo conosciuto pesce grande mangia pesce piccolo. Ma cosa accadrà quando rimarranno solo i pesci grandi?"
Dopo aver fatto quella domanda retorica la maga rimase in silenzio per un pò, per poi tornare al soggetto principale del discorso "Ariel potrebbe aiutarci molto, lo sai. La sua storia la rende interessante e da te sembra aver acquisito una noncurante spigliatezza che affascina le nostre giovani. Guarda anche ora come la osservano intente, anche coloro che non stanno gareggiando con lei! E ci sono altri occhi che la stanno osservando con interesse, te lo posso assicurare. Stanno organizzando una caccia per le e le altre giovani della sua età. Se si poterà bene in quella caccia, probabilmente qualcuna di noi le vorrà affidare un incarico, per metterla alla prova. C'è la possibilità che , col tempo, acquisisca prestigio e seguito. Ariel potrebbe dare uno scossone salutare alle Sorelle, persino rompere lo schema bloccato di cui ti ho parlato." Garnet chinò il capo "Ma io non desidero mettere un fardello tanto grande sulle spalle di una così giovane. Ariel potrebbe desiderare soltanto essere una semplice Cacciatrice e vivere una vita tranquilla e felice. Se è questo il suo desiderio, non sarò io a contrastarlo."
 

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«Immagino che scoppierà una nuova guerra. Una Guerra con la G maiuscola.» disse, con grande onestà, la principessa.
«Il colpo gobbo del Tempesta ai domini ha causato grande scompiglio alla corte del Minnonar, molti si chiedevano se il vecchio Stannis avesse finalmente ceduto ai propositi d'invadere tutto il nord in una mattanza senza fine, ma per fortuna le cose sono andate diversamente. Chissà, forse Aman potrebbe salvare, almeno parzialmente, il problema dello spazio vitale che abbiamo sul vecchio mondo.» continuò.
«E se Ariel può fare qualcosa per scongiurare, prevenire o rallentare un disastro, io credo fermamente lo farà. Voi siete la sua gente, nel bene o nel male, c'è un legame che vi lega a prescindere da dove ella sia nata e con chi ella sia cresciuta.» a dire quelle parole di rabbuiò un attimo, giusto il tempo di un lento sospiro.
«E ufficializzando l'adozione anche nel mio regno diverrà un membro della dinastia Elensil. Nella nuova carta fondamentale non credo di ricordare ci sia scritto nulla che vieti ai non eldar di subentrare nella linea dinastica... non sarebbe ironico che tra tutti un'arpia per prima faccia da avanguardia per una simile apertura culturale? Però... sì, come dicevo sarà lei a decidere cosa preferisce fare della sua vita. Anche a guardarla così ha - in cuor suo - probabilmente già deciso.»
 

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Garnet sorrise "Ad Ariel Arabenna elensel Elessil, futura Regina di Minnonar, nonchè Prima della Caccia ed Alata Imperatrice" disse in tono di gentile scetticismo "Sembra una possibilità assai remota ma chissà? Potrebbe essere la futura via della pace per Ea....o forse sarebbe cagione di una guerra ancora più terribile. Sono molti quelli che si sentirebbero minacciati da una unione degli eldar e delle Sorelle. Ma stiamo parlando di...come dicono gli umani?...Fantapolitica credo sia il termine in lingua comune mentre c'è tanto da fare." l'Arpia rimase in silenzio per molto tempo stavolta prima di riprendere a parlare.
"Quando mi hanno narrato per la prima volta la vostra storia, ammetto che non credevo che fosse possibile che una eldar provasse affetto per una di noi, nemmeno in queste strane circostanze. Troppo cattivo sangue fra le Sorelle e gli Eldar in passato, così credevo. Ora che ti ho conosciuta e ho visto coi miei occhi il vostro rapporto...beh non ho tema di dire di essermi sbagliata. Ne sono felice, in realtà." Garnet sospirò, pesantemente "Io non credo nel nostro destino manifesto e nella nostra superiorità, Fianna. E' stato questo orgoglio, questo sprezzante rifiuto che quasi ci ha spazzato via dal novero delle razze viventi. Siamo una razza come tutte le altre che abitano Ea, abbiamo punti forti e punti deboli. In Ariel io vedo il futuro che vorrei per la mia razza...per me, se non fossi nata albina, se solo avessi potuto avere una verafiglia." Garnet rise mestamente "tu temi di perderla, lo leggo nelle tue parole, nei tuoi occhi. Non devi temere...una giovane può scatenarsi in modo selvaggio ma quando cala la sera tornerà sempre alla sicurezza del nido. E il suo nido sei tu."
Poco dopo, quasi a confermare le parole dell'albina, una Ariel scarmigliata e dal piumaggio arruffato, con un paio di vistosi strappi sull'abito, le raggiunse mostrando orgogliosamente una piccola medaglia di argento: il premio per avere vinto una delle gare di tiro con l'arco, spiegò. "Ne ho fatta un'altra ma sono arrivata solamente seconda. Devo allenarmi di più" aggiunse con aria convinta per poi passare a spiegare di come aveva partecipato a una mezza dozzina di zuffe giocose con le altre giovani.

"Ne ho vinte alcune e perse altre. E' stato strano combattere con altre Sorelle...non ero abituata. Temo di aver combattuto senza valutare che anche loro sapevano volare bene quanto me. " solo in quell'istante Ariel parve rendersi conto delle sue condizioni "Oh." e guardò Fianna "Mi sa che mi sono rovinata il vestito...ma è stato divertente! E ho di nuovo fame..."
"Se volete posso accompagnarvi di nuovo ad un refettorio...sono aperti finchè il sole è alto in cielo. Altrimenti vi sono anche delle ottime locande dove potersi ristorare." Garnet squadrò Ariel come se la volesse sottoporre a un attento esame "Sei stata molto brava a vincere una di quelle" disse indicando la medaglia "Voglio darti un piccolo dono" aggiunse frugando in una piccola borsa che protava al fianco ed estraendone cinque monete d'oro che mise in mano ad una stupefatta Ariel "come premio per la tua abilità con l'arco. Ma non gettarle via in capricci inutili perchè una volta che il denaro è speso è speso."
"Capito" promise solennemente la giovane annuendo "Ti ringrazio molto, zia Garnet!" aggiunse protendendosi in avanti e toccando la fronte di Garnet con la propria in quel gesto che Fianna ormai ben conosceva essere l'equivalente di un abbraccio e lasciando di stucco Garnet che proprio non si era aspettata una simile spontaneità. In effetti il gesto sembrò aver un pò scosso la maga "Maniere che hai appreso dalla tua madre adottiva, vero?" disse infine allungando una mano a dare alla giovane una carezza. Mano che, Fianna se ne avvide, tremava lievemente.
 
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Fianna rise appena. Non le sembrava vero che Garnet, che a conti fatti era comunque un'arpia, anche se dai modi e dai pensieri ben più miti di tutte quelle che aveva mai avuto l'occasione d'incontrare, forse esclusa solo Alraune, riuscisse a tirar fuori una certa dose di senso dell'umorismo. O almeno quello parve fosse, alla principessa, che stringendosi nelle spalle sorrise scuotendo la testa.
«Se è per quello non è che il mio sia stato un processo facile, e non è nemmeno che sia l'esempio principale del tipo d'affezione che la mia gente nutre per l'Impero...» commentò onestamente. «Non so se può aiutarti, o farti sentire in qualche modo meglio, ma anche per me è stato piacevole incontrare qualcuna della tua razza che abbia dimostrato cuore e anima... può suonare meschino detto così, ma la verità è che dopo tante asprezze probabilmente molti dei miei e molti dei tuoi sono arrivati a credere che l'altro sia semplicemente cattivo. Ma non è così. E se sono riuscita a cambiare idea io, seppur dopo un decennio, potrebbero cambiare idea tutti dato il giusto tempo.» annuì alle sue stesse parole, lentamente. «C'è un bizzarro, al pari da farmi pensare ad un disegno divino, parallelismo tra quello che hanno fatto i nostri popoli nel corso del tempo. Sai, intendo quella prima grande fase espansionistica di guerreggiamenti e conquiste, tutta la storia della razza superiore prescelta da Gallean, salvo poi capire che anche noi, come tutti, siamo semplici viventi di questa bella Ea. Sapere che almeno tu la pensi come noi è oltremodo rincuorante e non toglie affatto dignità all'Impero o alle Alate. Sebbene il giorno in cui a tutti noi sarà concesso il privilegio di andare da Perla Bianca a Salnikar senza sguardi avversi sia ancora distante, non mi vergogno a dire che adesso so che c'è una speranza.» aveva la voce allegra, serena. Probabilmente quella era la prima volta che, parlando con qualcuno che proveniva dall'Impero dell'Arpia, si era davvero sentita del tutto a suo agio. Non le sembrava nemmeno vero, addirittura, e temeva di svegliarsi da un momento all'altro nelle sue camere ad Ainatur, scoprendo suo malgrado di essersi immaginata tutto in un complesso articolato sogno. Ma no, per sua fortuna quella era una delle tante verità di Ea.

«E sì, mi spaventa l'idea di perdere Ariel... ma ero consapevole che presto o tardi sarebbe uscita dal nido che avevo preparato per lei. Credevo di avere più tempo, sarò onesta, almeno una ventina d'anni, ma ho dovuto farmene bastare solo un terzo.» aveva ancora il sorriso sulle labbra, misto di gioia per aver comunque potuto godersi i momenti con la sua piccola, e pace per le rassicurazioni dell'albina.
A quel punto Ariel tornò dalla sua lunga serie di scontri. Pareva essersi infilata di testa in un rovo tanto arruffate aveva le piume e sdrucite le vesti. Parlava comunque con tanta gioia e con la verve tipica del giovinetto che si è confrontato con i suoi pari scoprendo qualcosa di nuovo, di affascinante. A Fianna parve di vedere, seppur per un solo istante prima che gli occhi da mamma adottiva le oscurassero di nuovo la vista, un'arpia adulta pronta a spiccare il volo verso il proprio destino davanti a sé.

«Sei stata bravissima! E vedrai che col tempo potrai solo che migliorare, garantito!» si congratulò, trovandosi poi d'accordo sul portare di nuovo la piccola a mangiare. Certo lei non avrebbe potuto toccare altro cibo, salvo finire ingolfata, ma sapeva bene qual grande appetito potessero avere le alate. «Se conoscete una buona locanda possiamo andare lì, altrimenti torniamo al refettorio, per me non c'è problema. Non riuscirei a mangiare nemmeno una capocchia di spillo ora come ora, quindi non contatemi...» agitò le mani come a chiedere pietà.
Trovò poi peculiare che Garnet regalasse del denaro ad Ariel. La credeva una usanza tipicamente umana, o comunque tipica delle razze più affini al denaro, ma la cosa non poté che colpirla favorevolmente. Così come la sorprese, sebbene non più di tanto, che Ariel si buttasse ad abbracciare quell'arpia che tanto si era dimostrata gentile con lei.
«Hehe...» ridacchiò. «Sì, temo che quello sia un piccolo vezzo che ha preso da me. Ora sei anche tu parte della famiglia a quanto vedo, Ariel difficilmente si sbaglia sulle persone... zia Garnet.» riprese, giocosamente, prima di vedere con quanta titubanza l'albina carezzò la giovane. Le dispiacque molto, anche se non lo dette a vedere per non rovinare il momento, l'idea che una creatura tanto nobile fosse stata condannata dal fato a non poter avere propria prole. Se anche solo un millesimo delle arpie avesse avuto la medesima visione il mondo sarebbe stato diverso. E non solo le arpie, se un millesimo di tutte le genti di Ea avesse preso da Garnet il mondo sarebbe stato diverso, migliore. Su quello, però, non poteva fare assolutamente niente. Nessuno aveva un potere abbastanza grande da cambiare l'essenza stessa di una persona, non che lei sapesse almeno. L'avrebbe voluta abbracciare, avrebbe voluto dirle che le dispiaceva, ma si sentiva così fuori posto da non riuscire a spiccicare parola. Tutto quello che riuscì a fare fu allungare una mano e toccarle gentilmente la spalla; per quel che poteva valere, Fianna era lì per entrambe.
 

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"Sarebbe....sarebbe bello. " rispose esitante la maga dopo qualche momento con uno sguardo ancora un pò turbato in quei suoi bizzarri occhi color rosso cupo "Zia Garnet eh?" l'arpia riflettè un momento, poi sorrise "Mi piace". Da quel momento Garnet sembrò più serena e non accennò più ai suoi crucci personali. Poco dopo l'arpia guidò il terzetto alla più vicina locanda lasciando che fosse Ariel stavolta a scegliere cosa prendere ma insistendo in maniera adamantina per pagare lei il conto.
"In realtà non ho proprio fame fame" disse la giovane, che sembrava essere su di giri per l'effetto combinato di essere in una città piena di sue simili e di ricevere tante attenzioni da un'altra arpia "Voglio solo uno spuntino". L'idea di spuntino di Ariel consistette in un grosso cosciotto di agnello condito con spezie varie e con un vasetto di salsa gialla servito a parte che Fianna riconobbe all'istante dall'odore come la focosa salsa piccante che era stata servita anche a pranzo. Anche Ariel riconobbe subito l'aroma ma a differenza della principessa ne sembrò enttusiasta e procedette a versarne una dose abbondante sulla carne per procedere poi alla demolizione del piatto.
Garnet ordinò soltanto un calice di vino dolce e guardando Ariel mangiare disse distrattamente qualche parola nella sua lingua natale, qualcosa che all'orecchio di Fianna suonò come 'una giovane potrebbe spolpare un auroch intero e chiedere il bis' o qualcosa del genere.
"Prima abbiamo parlato delle sette sorelle, le sette figlie di Shalassa" disse rivolta a Fianna "è curioso come ognuna di loro finisca per rispecchiare un diverso modo di vedere il rapporto con i Senzali. Shayla, la più anziana, è stata anche la prima a propugnare una visione diversa dal punto di vista, diciamo classico. Shayla ha sempre affermato che se noi stiamo assorbendo tante usanze e concetti dai Senzali e tanti altri ne stiamo adattando, non potevamo dismettere i Senzali come esseri inferiori indegni di qualsiasi attenzione. Shayla ha sempre propugnato una visione secondo la quale noi possiamo rimediare ad alcuni difetti congeniti delle creature Senzali, da sempre divise e litigiose. Il mondo ideale di Shayla è un mondo unito e in pace, con le Sorelle al comando ma se l'ideale non può essere raggiunto anche la convivenza è una via accettabile. Ilias, che temo voi di Minnonar abbiate conosciuto fin troppo, rappresenta il punto di vista supremalistico più fanatico. Ilias disprezza tutte le altre forme di vita e non si perita di nasconderlo. Per lei ogni opera dei Senzali è del pari disprezzabile eccetto quanto può venire comodo. Purtroppo molte Sorelle delle generazioni più vecchie sono ancora legate a questa visione del mondo o a quella di Siferra." Garnet sospirò "Il punto di vista di Siferra per quanto meno oltranzista di quello di Ilias è più sottilmente pericoloso per la convivenza fra le specie. Siferra non condivide il disprezzo di Ilias ma traendo esempio dalle guerre passate ed alla stessa storia delle nazioni dei Senzali, sostiene che ogni nazione indipendente è un pericolo per le Sorelle e che quindi ogni nazione di Ea deve essere conquistata, non per un mero supremalismo quanto perchè la nostra sicurezza lo esige. Siferra è dispostissima a sposare il punto di vista di Shayla per quanto riguarda il trattamento dei Senzali purchè tutti siano trasformati in nostri sudditi senza se e senza ma. Il punto di vista di Alraune è invece più basato sulla nostra fede. Il culto di Sheika afferma che preda e predatore hanno entrambi un ruolo di pari dignità nel mondo e non solo: il predatore completa l'esistenza della preda a cui dà la caccia e viceversa. Preda e predatore nella loro danza eterna si completano e si definiscono e così facendo trascendono il proprio essere. Sheika la Cacciatrice giudica l'anima della preda al momento della sua uccisione e se questa è degna essa si reincarnerà in una Sorella. E dato che ella un tempo cacciava tutte le creature viventi di Ea con una forma di carne e sempre con questa forma depose le uova da cui nacquero le prime Sorelle questo non vuol dire forse che tutte noi, fin dai primordi della razza, siamo null'altro che delle prede che hanno superato la prova della dea e sono state da lei giudicate degne?" Garnet sorrise. Come già Fianna aveva avuto modo di vedere alla maga piaceva questo genere di dissertazioni.
 

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Fianna ascoltò con interesse l'articolata spiegazione di Garnet, scoprendosi più incuriosita dalle opportunità che questa offriva rispetto al mero interesse antropologico della cosa. Ora capiva un poco meglio, seppur marginalmente, quello che doveva significare per un'arpia credere in qualcosa, prendere parte ad un pensiero più grande. Perché quelle loro linee di pensiero poco o nulla si discostavano da semplici correnti politiche riscontrabili in tanti altri popoli del mondo. C'erano quelle come Ilias anche nel Minnonar, sebbene oramai la loro voce si fosse pressoché azzerata, così come c'erano liberi pensatori che probabilmente non amavano le arpie all'interno dei confini imperiali. Questa era una verità che mai, prima di quel momento, aveva concretamente attraversato la mente di Fianna. Si sentì in parte colpevole, soprattutto perché quel pensiero tanto pregiudizievole era un retaggio del passato, e rimase qualche istante in silenzio a guardare Ariel papparsi tutta contenta l'ennesima leccornia. Persino il fatto d'iniziare a familiarizzare con la lingua delle arpie la sorprese: non erano in molti, nel Minnnonar, a poter vantare un simile primato, e lei stessa aveva l'ingrato compito di farsi promotrice di un atteggiamento garantista e unitario che avrebbe trovato riprovevole nemmeno due lustri prima. Quanto erano cambiate le cose da quel nefasto anno in cui cadde Almarillan.

«Probabilmente, e parlo da persona poco studiata in materia, Sheika ha fatto esattamente questo. Nel corso del tempo, chissà, magari arriverà qualche altra razza più forte o più numerosa o chissà che altro a prendere il posto di tutti noi. Questo non possiamo saperlo e, se vuoi la mia opinione spensierata, non bisogna nemmeno pensarci troppo. Ogni ora spesa a pensare troppo intensamente a quello che "potrebbe essere" toglie tempo e significato a "quello che è e che sarà". Credimi noi eldar sappiamo benissimo la questione del "pensare al domani"... è quando abbiamo smesso di farlo che abbiamo iniziato a rifiorire.» sorrise. «Ovviamente io, come credo chiunque tra i non alati, vede di buon occhi politiche di integrazione sociale e culturale, anziché una subordinazione di qualsiasi tipo, quand'anche fosse solo teorica o teologica, ma quello che è importante, più della forma, è la sostanza. Una giusta interazione, fatta in maniera onesta e reciproca, porterebbe Ea a vivere un periodo eccezionale dal punto di vista economico e tecnologico. So che persone come Ilias non smetteranno mai di credere nelle loro strampalate teorie, non quando queste si sono calcificate nell'essenza stessa della loro persona, ma non è a loro che bisogna guardare in momenti come questi.» indicò Ariel con la testa. «Ma a lei, alla sua generazione, e a quelle che da lei potrebbero imparare a vivere in un mondo fatto di svariate culture e razze. Se non facciamo questo, presto o tardi, ogni pensiero e ogni ramificazione ideologica, finirà per incancrenirsi e trascinare tutti nella tomba.» sentenziò.
«Sono abbastanza confidente nel fatto che Silene, e chi per lei, vedrà sempre meglio, anno dopo anno, l'importanza di questa cosa e capirà in breve come gestire le sue politiche in concerto con questa nuova visione. Serve solo il giusto tempo, che possiamo comunque usare per imparare a conoscerci meglio.»
Poi abbassò la voce e, carezzandosi il mento pensosa, aggiunse. «Posso chiederti una cosa? Tu vorresti che Silene regnasse per sempre o preferiresti diversamente? Non sei costretta a rispondere se è una di quelle cose... che non si possono dire o che sono troppo delicate per le arpie.» s'affrettò a dire. «Ma tipo se lo chiedessi a me ti direi che presto o tardi Carnil, anche vivendo migliaia di anni, dovrebbe lasciare il testimone a mio cugino Ailas. Certe cose, come uno scettro o una corona, oppure un trono, se possedute troppo a lungo tendono a diventare eccessivamente pesanti.»
 

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Garnet sospirò "I miei sentimenti verso la nostra Prima sono contrastanti, come credo tu abbia intuito. Senza di lei saremmo ancora a cacciare gli scorpioni nel deserto o ad assalire l'occasionale carovana, spinte dalla fame. O forse staremmo fuggendo a sud o a est, sempre più malconce, sempre meno numerose. Ma come ti ho detto, grazie al suo successo Silene ha un potere su di noi che nessuna Prima ha mai avuto e lo usa nel modo che tu stessa hai avuto occasione di vedere...siede nel suo trono muovendo eserciti e individui come pedine e non esiterebbe un secondo a sacrificarli se così facendo potesse raggiungere il suo obiettivo. E' lei che ha deciso di usare la magia per distruggere una regione degli Ardenti nella speranza di annientare gli eserciti dei naga e del regno della Tempesta e puoi essere certa che se si trovasse di fronte una situazione del genere lo ordinerebbe ancora, mille volte se necessario. E' forse un bene che il demone dell'Altrove sia stato evocato dai sauriani, perchè so che Silene non esiterebbe a fare un patto con lei se in questo modo potesse ottenere la vittoria.
Anche sul punto di vista dei rapporti con le altre specie...mi piacerebbe poter dire che Silene è una sostenitrice del punto di vista più illuminato ma la verità è che il suo modo di vedere è fondamentalmente pragmatico. Silene pensa che se adottasse il pensiero di Ilias il suo impero verrebbe distrutto in breve tempo e quindi ha preferito una via alternativa, quella che avrebbe garantito la sopravvivenza della sua creazione. Tu credi che Carnil prima o poi cederà il potere di sua libera scelta. Silene non scenderebbe mai dal suo trono, mai. "
La maga fece una pausa "Non mi fraintendere Fianna...Silene ha salvato la mia razza e di questo ne sono fermamente convinta. E' la Prima a cui io ho donato la mia fedeltà e che mi ha reso onore sollevandomi in alto più di ogni altra. Con ogni probabilità, anche se indirettamente, le sue azioni hanno salvato la mia stessa vita. Solo....sotto certi aspetti, vorrei che fosse una persona differente."
 

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La principessa annuì lentamente. Immaginava che un discorso del genere potesse, al minimo, essere complesso da affrontare ma addirittura riuscire a carpirne tutte le sfaccettature in una singola domanda era letterale utopia. Si fece però bastare quello che disse Garnet, trovandolo più che giusto e sensato.
«Lo capisco benissimo.» commentò. «È chiaro che in una situazione del genere la scelta non sia mai facile. Non intendo quella materiale, ma proprio morale. Mi permetto di fare un altro paragone un poco azzardato, ma è come quando Loras scelse di aprire i campi di prigionia per i non-elfi. Una scelta moralmente inaccettabile e che oggi mi fa venire la pelle d'oca anche solo a pensarci, ma per qualcuno è stato un re saggio, buono e ben amato. Le dicotomie in ambito politico sono praticamente la norma, potrei passare la prossima mezz'ora a citarne almeno dieci avvenute nell'ultimo lustro e non sarebbero che la capocchia di uno spillo lungo quanto la storia stessa di Ea.»
Poi si voltò verso Ariel, sorridendo appena. «Io credo che Silene sia una buona governante. Forse non perfetta, ma a questo mondo solo gli dei, e a volte dubito persino quelli, sono davvero perfetti. Quello che possiamo fare è, però, fare in modo di far sentire la nostra voce. Rispettosamente, senza voler imporre una visione facendola passare come quella giusta, e sperare che alla fine qualcosa cambi. Consideratemi pure una piccola sognatrice, ma di tante cose che oramai han incontrato la mia disillusione, la possibilità che le arpie come specie e come nazione possano interfacciarsi col resto del mondo non mi par più tanto remota. Persino la nuova politica del futuro Re Tempesta si è in qualche modo ingentilita.»
Annuì debolmente. «Placate le ultime irrequietezze di Silene e conclusa la guerra contro la Confederazione, che spero avvenga più rapidamente e col minor spargimento di sangue possibile, potrebbe essere il momento di scrivere un nuovo capitolo per le nostre nazioni. A cominciare da Ariel.» le carezzò la testa.
«Immagino che la sua iniziazione sarà un grande evento e sono fiduciosa nelle sue capacità. Vedrai, sorprenderà anche la stessa Silene!»
 

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"Sicuramente hai ragione" disse Garnet scuotendo il capo "Del resto se Silene non fosse stata spinta dalle sue ambizioni non sarebbe diventata ciò che è e quindi non ha senso criticarla perchè pesa ogni cosa alla bilancia della sua ambizione. Tanto varrebbe criticare Ariel perchè è giovane e me stessa perchè sono albina." l'arpia si strinse nelle spalle e cambiò argomento "Ho letto alcuni libri scritti da autori Senzali che descrivono il concetto di morale. E' un concetto molto sfuggente poichè sembra che diversi scrittori di diverse razze e culture abbiano una idea differente di cosa possa o non possa essere definito morale o immorale. Personalmente ritengo che se la sopravvivenza della razza e quindi dell'individuo sono il fine primario delle nostre azioni allora tutte le azioni che portano a sopravvivere sono morali e tutte le azioni che compromettono le possibilità di sopravvivere sono immorali. Il resto è un artificio che le varie razze e culture adottano per giustificare le proprie azioni." Garnet esibì un sorriso contrito come a volersi scusare per la propria visione così lontana dai dilemmi filosofici che avevano lambiccato i cervelli di molti saggi di Ea.
"Ci sono molte giovani dell'età di Ariel che sono pronte per la loro prima caccia." proseguì la maga "senza alcun dubbio Ariel parteciperà insieme a loro o ad alcune di loro, perlomeno. Il fine di queste prove è di misurare anche la capacità di partecipare a una caccia condivisa oltre che verificare l'abilità della singola Sorella. Alcune di noi stanno già perlustrando le zone più selvagge del Territorio di Caccia in cerca di una preda degna" la maga fece una breve pausa "a volte in questi eventi alcune di noi si radunano nei pressi della zona di caccia per assistere. Se lo desideri, anche tu potrai essere presente; io ti accompagnerei volentieri."
 
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