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  4. E' resuscitato il vecchio gdr Cyberpunk, controlla nell'Antro dei Nerd, barbone.
SoHead: è come il terzo Reich, solo più divertente!

GDR L'apertura dei minotauri

Discussione in 'GDR' iniziata da Andros, 13/03/2019.

  1. Andros

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    Rangor Khan era da poco ritornato a Saikan Khot nella regione intitolata a lui, Rangorkar, e girava per le strade con una scorta molto importante alla quale il Khan non era abituato. La città pullulava di ribelli umani che da prima abitavano le regioni appena conquistate e saccheggiate. e la vita del Khan, per quanto difficile da portar via era comunque a rischio.
    Così Rangor percorreva le strade della nuova città, ricoperte di pietra come era uso tra gli umani sedentari. Infatti solo da poco i minotauri stavano scoprendo le delizie del mondo civilizzato, poggiare gli zoccoli su un terreno liscio, un tetto di legno resistente sulla testa. Queste piccole comodità erano sconosciute alle generazione precedenti al Khan e lui era intenzionato a trarne il massimo beneficio.
    Comunque la situazione nella regione non era ottimale così mentre camminava per le nuove strade della città chiese al comandante della sua scorta:

    "Come procedono le operazioni di soppressione dei ribelli?"

    Il comandante non sorpreso da questa domanda, facendo un segno di disprezzo per i ribelli, rispose:

    "Feccia ribelle! Si nascondono nelle foreste e tra le colline. Abbiamo cercato di evitare che entrassero a Saikan Khot durante la sua costruzione, ma sono comunque riusciti ad infiltrarsi. In compenso però abbiamo censito tutta la popolazione prima che entrasse in città.

    Rangor ascoltò con pazienza le parole del comandate, camminando a passi lenti sulla strada principale della città piena zeppa di gente.
    Quando il sole stava per tramontare il Khan decise che era ora di tornare alla sua residenza in città.
    Camminarono per alcuni minuti fino ad arrivare alla stradina che portava alla residenza, il sole era basso oramai, ma emanava ancora forti raggi rossastri, la luna era visibile nel cielo e i muri ai lati della scorta riflettevano già alcuni dei suoi raggi.
    Ad un certo punto un'ombra attraversò la strada alle spalle del gruppo, solo il Khan se ne accorse, ma non ebbe il tempo di reagire che due frecce colpirono 2 dei suoi 8 uomini, il comandante senza perder tempo chiamò la formazione dicendo al Khan:

    "Rimanete indietro Khan, la proteggeremo noi!"

    "Non se ne parla proprio, un Khan che non combatte al fianco dei suoi uomini non è un vero Khan!

    Così rispose Rangor cacciando la sua enorme ascia bipenne ornata di simboli tribali che al contatto con la luce lunare si illuminavano.

    10 uomini uscirono dalle ombre accerchiando i minotauri, i quali però rincuorati dalle parole del Khan non aspettarono un secondo per caricare con tutta la loro forza gli assassini.

    Il Khan si schierò in prima fila parando una freccia diretta a un suo uomo e tagliando la testa ad uno dei nemici. nel frattempo il comandante con altri 2 minotauri stava facendo a pezzi 2 ribelli che avevano osato avvicinarsi al loro sovrano. Rangor accompagnato dei suoi soldati iniziò a farsi strada tra i ribelli falcendoli con una forza e una velocità incredibili.

    Solo uno ne rimase, il comandante lo portò disarmato davanti a Rangor e lo fece inginocchiare.

    "Cosa ne facciamo di questo?" disse il minotauro.

    Il Khan prese il prigioniero per il collo e lo alzò con un solo braccio portandolo all'altezza del suo muso.

    "Di ai tuoi compagni che i minotauri non sono degli animali, ma se continuerete con questa condotta vi faremo vedere quanto potremmo esserlo!
    Le cose cambieranno qui e fatemi vedere quanto desiderate che il vostro popolo non venga reso schiavo o muoia di fame!"


    Il ribelle venne scaraventato a terra e velocemente fuggì senza guardarsi indietro.

    Il Khan sporco ancora del sangue dei nemici entrò nella sua residenza e rivolgendosi al suo luogotente gli disse:

    "Fai venire IMMEDIATAMENTE qui Kramar! dobbiamo assolutamente risolvere questo problema, non ho intenzione di trucidare ogni singolo umano in questa città."

    Un paio di settimane dopo il convoglio di Kramar arrivò in città e senza perder tempo questi si presentò subito al cospetto del Khan.
    Rangor sedeva su un piccolo trono, leggermente decorato con leoni, orsi e tigri impegnati a combattere dei minotauri, la stanza era spoglia se non per una scrivania e una libreria.

    "Sono arrivato il prima possibile, mio Sovrano. Cosa dovete dirmi di così importante da doverlo fare di persona?"

    Disse con voce calma il vecchio minotauro inginocchiandosi di fronte al trono.

    "Kramar, ti ho fatto chiamare perchè necessito del tuo aiuto, anzi il popolo che abita queste regioni ne ha. Ho deciso che da oggi in poi i minotauri non dovranno essere più diffidenti verso gli umani e tutte le altre razze e queste non dovranno esserlo con noi. Voglio che proclami un editto in cui offri a tutti gli umani liberi la possibilità di arruolarsi come cavalleria o come arcieri nel nostro esercito e di combattere come fratelli le battaglie del futuro. Offrigli agevolazioni fiscali e un piccolo terreno da coltivare nelle loro terre alla fine del loro servizio. La piaga ribelle deve finire e non voglio perdere altri minotauri combattendola con la forza bruta.Non c'è più spazio per altri nemici in questo mondo e per questo voglio che tu inviti la papessa Giustina I, nuova sovrana di Agharti, qui, da me, così da mettere da parte le differenze e il passato che ci accomuna e trovare una nuova strada, assieme."

    Kramar non aveva mai visto Rangor così deciso e non potè che comprendere la decisione del suo Khan.

    "Sono certo che gli dei approveranno la sua decisione, se me lo concede proverò a chiedere la loro opinione stanotte, per sicurezza.
    Ah cosa è quel sangue che avete sulla spalla?"

    "Due settimane fa un gruppo di questi ribelli ha attaccato me e la mia scorta e questo è ciò che rimane di uno di loro, penso."

    "Posso raccoglierlo? potrebbe essere utile per il rituale."

    "Tutto quello che ti serve, amico mio!"

    "La ringrazio. Scriverò anche una lettera ad Agharti per informarli della sua scelta."

    Il Khan annuì, Kramar raccolse il sangue con un panno e uscì.



    Kramar si ritirò in una stanza preparata apposta per lui. C'era persino un angolo con gli ingredienti per i rituali.

    "Ha fatto portare persino i vermi della steppa!"

    Pensò ad alta voce il sacerdote mentre posava i suoi effetti personali ed esplorava con gli occhi la postazione.
    Dopo aver sistemato tutte le suo cose e aver atteso la notte, posizionò delle candele in circolo e al centro di queste disegnò con il suo sangue il cielo stellato che si presentava solitamente sopra Urcan-Balit.
    Allora prese un calice e pregando profondamente iniziò a preparare un intruglio con acqua, occhio tigre, metallo arruginito e infine il panno insaguitano raccolta dal Khan. Mischiò tutto senza smettere di pregare e quando ebbe finito bevve tutto d'un fiato.

    Il sacerdote cadde in una profonda trans. Quando aprì gli occhi si trovava tra le nuvole, stava volando come un aquila, anzi era un'aquila. veloce e silenzioso in questa forma si ritrovò a sorvolare una città, avvicinandosi a questa riuscì a scorgere il palazzo della papessa ,che adesso regna ad Agharti. All'entrata di questo c'era lei, con alcuni uomini che la stavano scortando.
    C
    hiuse gli occhi di nuovo e quando li riaprì si ritrovava in una caverna ed era un piccolo ragno che lentamente si muoveva sui muri di quel luogo buio. Dopo qualche minuto di esplorazione vide in lontananza quella che sembrava un'uscita, si avvicinò e davanti a lui si presentò solo un'altra caverna, ma questa era immensamente grande e al suo interno c'era una maestosa città.
    Così decise di addentrarsi nella città. La prima cosa che vide fu un mercato, pieno di drow che compravano e vendevano di tutto, ma la cosa che lo colpì fu l'abbondanza di cibo che copriva i banchi dei mercanti, così si avvicino ad una mela e provò a morderla, ma quando lo fece si svegliò di soprassalto, ansimante nel suo corpo da minotauro. Era sudato e stanco per il viaggio appena compiuto, ma non perse tempo e scrisse tutto ciò che aveva visto su un pezzo di carta per non dimenticarlo.



    Si svegliò il giorno dopo e alzando la testa dolente capì di essersi addormentato sulla scrivania mentre scriveva. Kramar si stiracchiò, prese una bevanda dal colore rossastro tipica delle colazioni dei minotauri chiamata erkant e si mise a leggere ciò che aveva scritto.

    Si rese immediatamente conto di ciò che gli dei volevano comunicargli.

    Così iniziò a scrivere non una, ma due lettere...
     
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  2. Andros

    Andros GTFO n00b

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    "A sua santità Giustina I,
    Il Khan della nazione di Zungaria, Rangor, primo del suo nome e Signore della steppa vuole congratularsi con la papessa Giustina I per la conquista del potere nella ormai devastata Teocrazia di Agharti e di aver riportato pace, ordine e buon senso tra i suoi abitanti.
    Inoltre coglie l'occasione per invitarla a Saikhan Khot per discutere del futuro delle nostre nazioni, in un clima di pace e prosperità reciproca.

    In fede Kramar Grande Sacerdote di Zungaria."

    Kramar finì di scrivere la lettera, la chiuse, pose il sigillo reale su di essa e chiamò il messo che avrebbe dovuto consegnarla a Transuil.
    Accompagnò il messo all'uscita lo stesse all'esterno fino alle stalle dicendogli di prendere Khurd, il cavallo più veloce del Khan e di consegnarlo alla papessa come dono e segno di pace.



    @Tzasstan
     
  3. Tzasstan

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    Era una calda giornata, non solo perché ormai il bollente sole primaverile risplendeva impietoso sulla capitale, ma anche per la grande folla urlante riunita sotto il Palazzo Bianco, sede del potere politico e religioso della Teocrazia di Agarthi. Un cordone di guerrieri in armatura nera e dorata faceva da barriera fra il Portone dei Penitenti, punto principale d'accesso al palazzo, e l'oceano di villici.


    Dall'alto di un largo balcone, Melchiorre, maestro dell'Ordine dei Mangiapeccati, osservava il flusso di persone. Supplicanti con le mani alzate al cielo, in attesa di vedere la papessa comparire sul balcone e bramosi di ricevere una benedizione da essa, sopravvissuti dalla recente guerra contro Nagrond e i suoi alleati, desiderosi di sangue e divina retribuzione contro i responsabili di quella disgrazia e curiosi, venuti a vedere la fine di un'era.


    "Hai radunato una bella folla, Domiziano. Non credo che neanche durante le tue messe riuscivi a riempire così la piazza"


    La voce del cavaliere riusciva a malapena a nascondere il tono beffardo in essa. L'uomo al suo fianco rispose solo con un grugnito infastidito, non che potesse dire molto col bavaglio stretto fra i suoi denti. Domiziano, la Voce di Astera, membro del defunto Concilio degli Arconti. Colui che per anni mosse gli animi del popolo di Agarthi, colui che propose molte delle atrocità della Teocrazia, le leggi razziali, la soppressione del pensiero libero, i processi all'intenzione e fra le altre cose anche l'esilio dei Mangiapeccati...

    Per anni Melchiorre aveva aspettato questo momento, ed ora nulla gli avrebbe impedito di farlo passare alla storia.


    "Questo giorno sarà ricordato, Domiziano. Ammetto che sei stato bravo ad eludere il nostro giudizio e quello di Astera per così tanto tempo, ma ora finalmente risponderai dei tuoi crimini. E tutto quello che hai creato verrà dimenticato"


    L'Arconte non si prese la briga di rispondere, ma il suo sguardo vagò verso un piedistallo vuoto in mezzo alla piazza. Un tempo lì sorgeva la statua in marmo di Serafino, il Sommo Arconte, ma con la caduta del Concilio uno dei primi editti di Giustinia I fu quello di cancellare ogni segno del loro governo e di imporre la Damnatio Memoriae su tutto quello che avevano creato. Anni di tradizione ed orgoglio umano buttati per essere galoppini di elfi, nani ed altre razze inferiori. Questo flusso di pensieri venne interrotto da un improvviso clamore della folla.

    Melchiorre era a capo chino, in gesto reverenziale, verso la giovane ragazza vestita con i bianchi parimenti liturgici propri della sua carica. La papessa era accompagnata da ben sei guardie dell'élite dei Mangiapeccati e dal suo cronista elfico, Bela, intento a prendere appunti. La gente radunata sotto la balconata era presa da un delirante fervore religioso, spingendo contro le guardie, mossa da un atavico sentimento di potersi avvicinare ulteriormente alla persona che più sentivano vicina al divino Astera.

    Le urla raggiunsero un rumore quasi insopportabile e all'improvviso iniziarono a scemare fino a che il silenzio cadde sulla piazza. Giustinia abbassò la mano, soddisfatta dell'attenzione che era riuscita ad ottenere. Era ancora così strano per la papessa avere quel tipo di potere sulla sua gente, ed era difficile reggere il peso della responsabilità che esso aveva.


    "Gente di Agarthi, figli di Astera, quello che ci riunisce oggi in questa piazza è una triste occorrenza."


    Come se stessero seguendo un copione, Melchiorre fece alzare Domiziano, tenendo l'Arconte saldamente a fianco della papessa.


    "La vita è il dono più prezioso che Astera ci ha donato, il tempo che esso ci regala per vivere secondo i suoi insegnamenti. Ed è per questo che oggi mi presento a voi, miei fratelli e sorelle, come peccatrice. Io..."


    Giustinia esitò, cercando di ricacciare in gola il singhiozzo che minacciava di far vacillare la sua voce. In quel momento era grata che da quella distanza nessuno dalla folla potesse vedere i suoi occhi umidi.


    "Io oggi pongo a giudizio Domiziano, le cui mani si sono macchiate del sangue di coloro che avrebbe dovuto proteggere, che ha reso la guerra e la violenza la sua più grande ambizione invece che la pace e la carità. Io, papessa della Nuova Chiesa di Astera, guida della Teocrazia di Agarthi, condanno Domiziano ad essere privato di tutto il tempo rimastogli. Non verrà concessa la possibilità di redenzione a quest'uomo, poiché egli non è in grado di redimersi."


    Il maestro dei Mangiapeccati pose il cappio attorno al collo del Arconte. Il condannato non sembrava aver paura e lasciò il cavaliere fare il suo lavoro, tenendo il capo alzato in segno di sfida verso la folla.


    "Fine della corsa, Domiziano"


    Sussurrò Melchiorre. Ma nel momento in cui stava per lanciare l'uomo dal balcone la voce della papessa lo fermò.


    "Tuttavia, non verrà negata a Domiziano la possibilità di chiedere perdono ad Astera per i suoi peccati."


    Questa volta fu il cavaliere ad esitare, guardando incredulo Giustinia. La ragazza aveva già espresso volontà di dare un ultima parola alla Voce di Astera, ma tutti i suoi consiglieri avevano cercato di dissuaderla. Sebbene il popolo al momento sembrava amare la papessa, la sua posizione era fragile, e Domiziano era un abile oratore, capace di insinuare dubbio nelle persone con poche parole. Ma negare il desiderio della papessa in quel momento avrebbe messo la sovrana in difficoltà. La sola cosa che poteva fare era fidarsi del giudizio di Giustinia.

    La papessa si avvicinò al condannato e gli mise una mano sulla spalla, con il fare amorevole di una madre con un bambino piccolo pronto a dire le sue prime parole. L'uomo la fissò, con occhi di ghiaccio, il suo viso una maschera di carne impassibile.


    "In questo momento, Domiziano, puoi dare voce ai tuoi rimpianti."


    L'uomo sospirò e si avvicinò all'orecchio della pontefice, sussurrando le sue ultime parole.


    "Il mio unico rimpianto è averti chiuso in quel monastero. Avrei dovuto affogarti quando eri ancora in fasce..."


    Un ghigno soddisfatto comparve un attimo sul suo volto, ma prima che potesse vedere la reazione alle sue parole sul volto di Giustinia questa lo sorprese, abbracciandolo.


    "Ti perdono, padre mio. Possa Astera fare lo stesso..."


    Si allontanò dal ex-Arconte e prima che lui potesse replicare, Melchiorre affondò il suo pugnale nella pancia del condannato, facendo un grosso taglio dalla cassa toracica fino alla zona pelvica, e poi senza troppe cerimonie, lo lanciò dalla balconata.

    Quando la corda si tese con uno schiocco, il contraccolpo fece eruttare le budella dell'Arconte dalla sua ferita che con un ultimo gemito di dolore morì. La folla esplose di gioia mentre il cadavere di Domiziano penzolava dalla balconata del Palazzo Bianco, non notarono neppure la papessa rientrare all'interno, presi com'erano dalla loro sete di violenza.


    Mentre il clamore della folla scemava nelle orecchie della pontefice, il suo unico desiderio era ritirarsi nelle sue camere e abbandonarsi al cordoglio. Ma purtroppo, altre faccende richiedevano la sua attenzione ed essere un capo di stato non era un lavoro in cui ci si poteva permettere delle pause.

    Qualche giorno prima dell'esecuzione pubblica, infatti, un messo dal Khanato di Zungaria, aveva consegnato un messaggio da parte del loro Gran Sacerdote. Giustinia aveva esitato a leggere la missiva, con i resoconti delle razzie dei minotauri ancora freschi nella sua mente. Gli insegnamenti di Astera dicevano che il perdono è sempre concesso, ma in questo momento era così difficile seguire la volontà del suo dio. Eppure, sapeva che la pace era una delle più grandi aspirazioni a cui un essere umano può aspirare...e che è meglio circondarsi di amici piuttosto che di nemici.

    La pace era quello che aveva deciso di seguire, e non sarebbe stata lei a rifiutare una mano tesa in segno di amicizia.


    Bela venne fatto chiamare immediatamente per mettere per iscritto la risposta ufficiale di Giustinia I.


    "Al potente Khan Rangor, Signore indiscusso della steppa,


    Sua Eminenza Giustinia I, Pontefice della Nuova Chiesa di Astera, vi ringrazia per le vostre gentili parole e il vostro cordiale invito. La Teocrazia di Agarthi è determinata a mostrare il suo nuovo viso al mondo, ed è convinzione di Sua Santità che un incontro fra lei e voi, nobile Khan, potrebbe portare ad un nuovo glorioso capitolo per il futuro di entrambi i nostri popoli. Per questo motivo il vostro invito è accettato e sarà nostra premura organizzare una delegazione diretta verso Saikhan Khot quanto prima.


    Che i vostri dei possano sorridervi,


    Bela Galistar, Cronista Pontificio"



    Giustinia rilesse il messaggio, e soddisfatta dal lavoro di prosa del suo cronista impose il suo sigillo alla lettera. Ora che era ufficiale la cosa, in un certo senso le toglieva un peso dalle spalle. Probabilmente alcuni dei suoi consiglieri non avrebbero approvato questa sua apertura, ma al momento non era quella la sua preoccupazione principale. In quel momento la cosa a cui doveva pensare era chiedere a Melchiorre di insegnarle a cavalcare. Del resto sarebbe stato maleducato da parte sua non fare utilizzo della meravigliosa cavalcatura che il Khan le aveva donato...
     
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  4. Andros

    Andros GTFO n00b

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    Kramar stava camminando sotto la pioggia incessante che era solita colpire quelle terre così ricche. La città di recente costruzione drenava l'acqua piovana in modo egreggio e non si vedeva a terra il solito fango che ricopriva le strade delle città nelle steppe, quelle poche volte che pioveva. Il Gran Sacerdote aveva appena iniziato a salire le scale del templio principale di Saikhan Khot quando un messo umano si avvicinò alla sua scorta.

    "Fermo! Stai lontano umano o la tua testa volerà!"

    Disse a gran voce una delle guardie.

    Il messo si fermò cercando di riprendere fiato dopo il lungo viaggio che aveva percorso.

    "Mio sign..."

    Il gran sacerdote lo interruppe subito guardando attentamente il suo vestiario disse:

    "Questo è un messo di Agharti, fatelo passare, aspettavo una risposta da loro"

    "Si, è così. Ho questa per vostra grazia il Gran Sacerdote di Zungaria, ha il sigillo papale. Ora non mi fate del male per favore..."

    La voce tremante del messo fece quasi pena a Kramar che però preferì liquidarlo con un secco "VA!", dopo aver preso la lettera.

    "Torniamo immediatamente alle mie stanze, veloci!"

    I minotauri di gran carriera scesero nuovamente le scale appena salite, aprirono un corridoio tra la folla sulla strada principale e in un'oretta riaccompagnarono il sacerdote alla sua residenza.

    Kramar entrando nella sua stanza iniziò ad aprire la lettera con le sue unghie affilate e rimanendo in piedi lesse:


    "Al potente Khan Rangor, Signore indiscusso della steppa,


    Sua Eminenza Giustinia I, Pontefice della Nuova Chiesa di Astera, vi ringrazia per le vostre gentili parole e il vostro cordiale invito. La Teocrazia di Agarthi è determinata a mostrare il suo nuovo viso al mondo, ed è convinzione di Sua Santità che un incontro fra lei e voi, nobile Khan, potrebbe portare ad un nuovo glorioso capitolo per il futuro di entrambi i nostri popoli. Per questo motivo il vostro invito è accettato e sarà nostra premura organizzare una delegazione diretta verso Saikhan Khot quanto prima.


    Che i vostri dei possano sorridervi,


    Bela Galistar, Cronista Pontificio"




    "Bene il Khan ne sarà contento e anche gli dei. Adesso bisogna preparare tutto per accogliere gli umani in modo adeguato."

    Così andò dal Khan per comunicargli la notizia e una volta entrato nella stanza di Rangor non vide più una piccola sedia che conteva il Khan e un arredamento spartano, ma un grosso trono in legno intagliato con rifiniture in metallo al centro di un piedistallo con una piccola gradinate, una enorme scrivania con una libreria stracolma di libri sulla destra, una serie di tappeti di pelle di animale che ricoprivano tutto il pavimento e davano una sensazione di assoluta comodità agli zoccoli dei minotauri.
    Alle spalle del sovrano dei minotauri un quadro ritraeva l'esercito del Khan in parata ad Urcan-Balit dopo la vittoria con la Teocrazia e infine una serie di arme pendevano dalle pareti, come esposizione di bellezza e di minaccia allo stesso tempo.

    "Vedo che avete saputo apprezzare i gusti e i conasigli degli umani, i quali hanno appena risposto al nostro invito"

    Rangor sembrava assonnato sul suo trono e a malapena rispose al suo amico.

    "Quindi?"

    "La papessa ha appena accettato il nostro invito, ora dobbiamo mettere in atto i preparativi per il suo arrivo, o di una sua delegazione, come dice nella lettera"

    "Fammi vedere. Mmm... Bene! Prepara un'ala del palazzo che sia riservata solo ai nostri ospiti, informati sulle loro abitudini alimentari, sui loro modi e così via e fa in modo che sia tutto perfetto. Preparati inoltre ad accoglierli all'entrata della città e di scortarli personalmente da me."

    "Sarà fatto come chiedete, mio sovrano"

    Kramar si girò e uscì dalla stanza del Khan pronto per dedicarsi all'imminente accoglienza degli ospiti.
     
  5. Tzasstan

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    Dire che il viaggio fosse stato rilassante per Melchiorre e il manipolo di guardie pontificie era un eufemismo. Non solo il cavaliere era consapevole che, fino alla firma di un qualsiasi trattato, si trovava su territorio nemico, con solo una manciata di uomini abili contro una marea di feroci minotauri, ma i suoi nervi erano anche al massimo considerando che il convoglio era guidato dalla loro pontefice sopra al cavallo ricevuto in dono da Zungharia. Aveva fortemente sconsigliato che sua eminenza si mettesse in prima linea per queste trattative di pace, ma la testarda giovane non aveva voluto sentire ragioni e aveva addirittura chiesto al cavaliere di insegnarle le basi del cavalcare.

    Inoltre, sebbene non ne avesse parlato con Giustinia direttamente il sangue gli ribolliva a vedere i terreni che un tempo erano parte della Teocrazia occupati dalle truppe di questo cosiddetto "Signore della Steppa". Non riusciva a capire come lei riuscisse ad essere così distaccata da queste faccende, anche se sospettava che molto fosse dovuto alla gioventù passata in isolamento in un monastero. Se questo fosse un pregio o difetto solo il tempo poteva dirlo.


    "E' sorprendente che i nostri vicini siano riusciti a costruire così tanto in così poco tempo"


    La voce meravigliata di Giustinia distolse il veterano dai suoi pensieri. Si trovavano come stabilito nella piccola cittadina di Saikhan Khot, un umile avamposto per quanto riguardava Lord Melchiorre, ma sicuramente con grandi potenzialità. I minotauri si stavano dimostrando un popolo intraprendente, pronto a ricavare il massimo dalle loro terre. Forse quest'apertura poteva essere una grande opportunità per Agarthi, o il principio di nuove ostilità.


    "Senza dubbio sorprendente, sua Eminenza. Conviene che si prepari per l'incontro con il Khan, manderò degli uomini per avvisarli del nostro arrivo. Sconsiglio inoltre l'entrata in cavallo, abbiamo portato la sua portantina per l'incontro ufficiale"


    Disse indicando col capo il trono in legno dorato portato da quattro membri della guardia personale della papessa. In passato la portantina veniva usata per trasportare i membri più importanti della Teocrazia.


    "Ottimo, Melchiorre. Ma penso che il Khan apprezzerà di più se mi presento meno in pompa magna, inoltre mi sono affezionata a Khurd e vorrei cavalcarlo ancora per un po'. E poi preferisco che i nostri uomini si occupino della difesa del convoglio, piuttosto che portarmi in giro come un'anziana."


    Era senza dubbio difficile per Lord Melchiorre far capire certe cose alla papessa, ma di contro era quel suo modo di fare così lontano da quello dei signori a cui il cavaliere era abituato a far omaggio in passato che lo intrigava e lo aveva spinto a far votare il suo ordine alla sua guida.
    Quando finalmente gli inviati diedero il via libera al convoglio, i cavalieri, la servitù e gli emissari seguirono la lenta marcia di Giustinia verso la città.
    Ad accogliere la pontefice una piccola delegazione guidata da un reverendo minotauro chiamato Kramar che li informò che il Khan aveva predisposto un'ala del palazzo di Saikhan Khot ad ospitarli per la loro permanenza.
    Facendosi aiutare da Bela, venuto anche lui per documentare l'incontro fra i due leader di stato, Giustinia scese da cavallo e si rivolse verso Kramar.


    "Portate i miei ringraziamenti al vostro Khan, nobile Kramar. Spero di poterlo incontrare quanto prima. Ho tante cose di cui desidero discutere con lui. Mi sono presa inoltre la libertà di portare nella mia delegazione Mastro Bottaro"


    Disse facendo venire avanti un uomo tracagnotto, chiaramente affaticato dal viaggio, che guardava con occhi che a malapena nascondevano la sua paura i possenti guerrieri taurini che accompagnavano Kramar. L'uomo aveva vissuto per molti anni all'interno della Teocrazia ed aveva visto ogni genere di cosa, ma mai si sarebbe aspettato di venir convocato dalla nuova pontefice e trascinato, facendo leva sul suo senso del dovere e la sua devozione per Astera, in pieno di territorio zungariano, uno stato che per anni era stato dipinto dagli Arconti come un assembramento di barbari senza cervello ed onore. Nella sua testa non sapeva come interpretare questa apertura da parte di Giustinia I, ma al momento la sua principale preoccupazione era sopravvivere, per questo si limitò ad accennare un inchino verso il possente Kramar.


    "Egli è uno dei nostri migliori pittori e vorrebbe immortalare il primo incontro in termini pacifici delle nostre due grandi nazioni, se il vostro Khan acconsente a posare per il ritratto ovviamente".


    La papessa sorrise caldamente, aspettando una reazione da parte dei suoi interlocutori. Bottaro da parte sua cercava di vedere il lato positivo della faccenda: se non altro sarebbe stato un soggetto interessante da immortalare, l'incontro fra questi due sovrani.
     
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  6. Andros

    Andros GTFO n00b

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    La delegazione accorsa ad accogliere la papessa era composta da 16 minotauri e Kramar, per un totale di 17 guerrieri, numero fortunato tra i minotauri delle steppe.
    I 17, appena i fedeli di Astera arrivarono, si inchinarono goffamente e rumorosamente in segno di riverenza verso gli ospiti. Era chiaro che si erano preparati appositamente per portare la testa al di sotto di quella dei piccoli umani.
    Kramar aspettò che la papessa finisse di parlare e solo allora alzò il capo, guardandola negli occhi disse:

    "Mia splendida signora, sovrana di Agharti, per ordine del Khan e con la benevolenza degli dei sono qui per esaudire ogni vostro desiderio. So che avete percorso un lungo e faticoso viaggio e spero che Khurd possa aver allietato il vostro viaggio. Mi farebbe estremamente piacere fare in modo che voi possiate portare i vostri ringraziamenti personalmente al Khan prima ancora che io possa incontrarlo, ma comprendo che magari desideriate prima riposarvi e sistemare le vostre cose. Quindi la prego di seguirmi per le strade di Saikhan Khot così da mostrarle la città e portarla alla residenza del Khan.
    Mastro bottaro, per quanto riguarda lei spero che durante questa visita possa dipingere quello che diventerà il suo più famoso quadro così da rendere immortale questo incontro e il suo nome."

    Il sacerdote cercava vistosamente di addolcire la sua voce quando si rivolgeva alla papessa, forse per cercare di sembrare il meno brusco possibile.

    Così il gruppo iniziò ad incamminarsi nella novella città dei minotauri. Kramar si premurò di mostrare alla papessa il templio e le maggiori attrazioni della città descrivendo le tradizioni dei minotauri a riguardo.
    Inoltre intenzionalmente passò per la strada dove settimane prima il Khan fu attaccato dai ribelli di Agharti e che ancora portava i segni dell'imboscata.
    Qui si avvicinò alla papessa:

    "Vede mia signora, qui in questo luogo il nostro Khan è stato attaccato da un manipolo di ribelli e anche se lui non lo ammetterà mai ha rischiato la vita e soprattutto non si è sentito sicuro per la prima volta. L'ho fatta passare per questa strada non come minaccia, ma per dimostrarle che questa volta le "Bestie della Steppa", come alcuni popoli amano definirci, hanno deciso di rispondere alla violenza con la diplomazia e non con altra violenza."

    Il gran sacerdote così disse alla papessa con gli occhi pieni di speranza continuando a camminare verso la porta della residenza del suo sovrano.
     

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